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PRIMA PARTE
Introduzione Le Origini
Cenni Storici sulla Cornice
Le
Botteghe Artigiane Pale e Polittici
Pale e
Polittici Rinascimentali Il Tabernacolo e la
Cornice a Edicola Il Tondo
La Cornice a
Cassetta Le Cornici Sansovino
La Cornice nel
Periodo del Manierismo Modelli D'Ornato
La Cornice
nel Periodo Barocco Lo Stile Rococò
Verso lo
Stile Neoclassico La Cornice dell'Ottocento e del
Primo Novecento
SECONDA PARTE
Introduzione I Primi Movimenti d'Avanguardia
La Pittura Fauves L'Espressionismo
Il Cubismo
L'Arte Astratta Il Movimento Dada
Il
Surrealismo L'Arte in America del Nord
DAGLI ANNI 50 AD OGGI
L'Informale La Pop
Art L'Optical art
La Conceptual Art La
Land Art Il Ritorno alla Pittura
L'Iperrealismo L'Arte degli Anni Ottanta
INTRODUZIONE Molte
volte, nella vita, si è posto dinanzi a noi questo
binomio. Nella nostra mente è ormai risaputo il legame
che intercorre tra il Quadro e la Cornice. Per molti,
oltretutto, risultano essere due elementi inscindibili;
non si può fare a meno di pensare al quadro e alla
cornice escludendone uno dei due.
Ma se ci soffermassimo di più, su
questo binomio, ci rendiamo subito conto, che l'opinione
espressa in precedenza, potrebbe risultare poco
corretta, se non pure banale rapportata al tempo in cui
viviamo oggi. Mi riferisco a coloro che messi di fronte
all'evidenza, continuano a rimanere concordi con
quell'opinione.
La storia ci ha insegnato ad andare al
passo con i tempi, se necessario, a mutare le nostre
opinioni, per una giusta causa.
Ciò non avviene però in tutti i casi, e
tra i vari il rapporto "Quadro-Cornice" è uno di essi.
Sicuramente perché è un argomento che si tratta nel
quotidiano, e come, nella maggior parte dei casi, il
fare Quotidiano risulta essere ahimè un'abitudine.
Mio intento, in questo studio, sarà
quello di approfondire il rapporto che intercorre tra il
Quadro e la Cornice, partendo dalle origini fino ad
arrivare ai giorni nostri, cercando di rendere il più
chiaro possibile le ragioni di questa unione,
l'evoluzione stilistica, e perché in questi ultimi cento
anni il legame tra il Quadro e la Cornice è
cambiato.
Apparentemente dal titolo, lo studio
che ho affrontato, potrebbe risultare un argomento
scontato e superato, ma se lo si guarda non solo dal
punto di vista estetico e funzionale, che tra l'altro è
il più superficiale, ma da un punto di vista artistico,
tutto cambia. Il mio obiettivo, infatti, è stato quello
di carpire sin dalle origini non solo l'evoluzione della
cornice, ma anche il rapporto che gli artisti avevano
con essa.
La scelta di approfondire
quest'argomento, è dovuta ad un'opera di un noto artista
romantico, Caspar David Friedrich, (1774-1840), si
tratta della Croce in Montagna (1808). Quest' opera è
impreziosita da una cornice che l'artista stesso aveva
disegnato appositamente per il quadro. Una cornice ricca
di simboli religiosi che enfatizzavano ancor di più il
significato dell'opera. Un'opera, che sollevò un'accesa
polemica quando fu esposta da Friedrich in quell'anno.
L'idea di usare un paesaggio per una pala d'altare,
sembrò a molti una profanazione.
Fino a quel momento, non mi ero mai
interessata alla cornice se non per esprimere un parere
positivo o negativo nei confronti di essa in relazione
all'opera che racchiudeva.
Ed è esattamente da qui che è nata la
mia ricerca, strutturata come segue: § Analisi dei
periodi dalle origini al XIX secolo; § Analisi del
XX secolo fino ai giorni nostri.
Nella prima parte ho analizzato
l'evoluzione stilistica della cornice partendo sin dalle
origini, ossia sin da quando l'uomo raffigurava la
cornice come una semplice bordura dipinta, che aveva la
doppia funzione di limite verso l'esterno e verso
l'interno del dipinto, di difesa in un senso e di
sintesi unificante in un altro. In questa fase, si può
notare come i vari periodi abbiano delle nette
diversificazioni, e come di conseguenza sia facile
riconoscere e catalogare le varie tipologie di cornici
nei diversi stili. Per avere una visione totalitaria del
legame che intercorre tra il Quadro e la Cornice, mi è
sembrato opportuno citare le botteghe artigiane per
spiegare i processi di realizzazione di una cornice.
Per quanto riguarda la seconda parte,
vale a dire, quella riguardante l'arte del XX secolo, in
mancanza di tangibili riscontri, come invece ci sono
stati nella fase precedente, è stato necessario
ripercorrere ed analizzare i vari stili che hanno
caratterizzato tutto il Novecento per far capire che in
questo secolo il rapporto Quadro-Cornice al quale si era
assistito sino ad allora, non c'era più.
Il XX secolo si è distinto per la nuova
visione dell'arte e del fare arte, e per poter capire
questi mutamenti è stato di fondamentale importanza la
ricerca iconografica che ho allegato. Tutte le immagini
sono state inserite non perdendo mai di vista "la
cornice" sempre se di cornice si può parlare, quindi se
in un testo comune le immagini sono intese come un
ulteriore supplemento alla comprensione del testo, nella
mia tesi sono fondamentali per la comprensione assoluta
del tema che sto trattando, infatti è stata necessaria
la realizzazione di un CD-ROM, per avere un quantitativo
di immagini più saliente.
Questo studio, dunque, mi è servito e
servirà a chi avrà il piacere di leggerlo, per capire
l'evoluzione stilistica della cornice, e come
quest'ultima si presenta o meno nella produzione
artistica del XX secolo; alcune volte le soluzioni sono
del tutto personali, mentre in altre è completamente
assente.
Il Quadro e la Cornice sarà sempre un
binomio che farà parlare nell'arte, ogni artista ha
liberato la propria creatività nell'esprimersi
attraverso l'opera in se, coinvolgendo in alcuni casi la
cornice.
È da qui che partirà lo studio e
l'impostazione del mio lavoro, che servirà ad esasperare
la presenza della cornice stessa che avrà un valore
diverso da quello comunemente inteso.Vorrei concludere
ponendo al lettore un interrogativo che lo accompagnerà
durante questa lettura:"In una rappresentazione
artistica, che sia un dipinto o una fotografia, è sempre
necessaria l'applicazione di una cornice?".
Sommario
LE ORIGINI Chi
vuole stabilire l'origine esatta della cornice di certo,
si addentra in un argomento sotto un certo aspetto
ozioso. La cornice è nata contemporaneamente alle
manifestazioni artistiche dell'arte figurativa, perché è
risaputo, più o meno coscientemente, che l'artista da
sempre ha sentito la necessità di isolare la sua
creazione dall'ambiente circostante, opportunamente
delimitando e quindi incorniciando l'opera che aveva
compiuto. Questa concezione non deve però attribuirsi ad
un fattore tipicamente estetico. Un quadro riesce a
coinvolgere chi lo guarda solo se si stabilisce
l'illusione di uno spazio. Quindi, la funzione di una
cornice, non è solo porre un limite alla tela o alla
tavola, ma è anche quella di racchiudere lo spazio
rappresentato da un quadro; quest'approfondimento dello
spazio si riduce se viene a mancare la
cornice.
Ed è proprio con la sua assenza che si
avverte la sua vera funzione. La cornice, con la doppia
funzione di limite verso l'esterno e verso l'interno del
dipinto, di difesa in un senso e di sintesi unificante
in un altro, era stata usata, seppur come bordura
dipinta, già nell'antico Egitto, a Roma, in Grecia e
nell'arte carolingia per i mosaici e gli affreschi. Come
si può notare, già in quell'epoca si evidenzia la
necessità di definire uno spazio ben delimitato. Una
parete intonacata e vuota non dice nulla, la sua forma
appare casuale. Il suo aspetto cambia non appena vi si
traccia un contorno in scala minore. Il nostro occhio
preferisce vedere limiti ben definiti di una superficie,
e quindi il formato non apparirà casuale, ma
necessario.
Sommario
CENNI STORICI SULLA
CORNICE La cornice nasce nel periodo in cui
si assiste al generale risveglio della pittura e
dell'architettura sacra avvenuta all'inizio del nostro
millennio. L'artista, chiamato ad affrescare le pareti
delle cattedrali e delle chiese, divideva le varie scene
con motivi che la stessa opera architettonica suggeriva,
ed elaborava lui stesso elementi decorativi, che
verranno poi ripresi per costituire delle vere e proprie
cornici. Colonne tortili, fogliame stilizzato, motivi
geometrici, sono tutti elementi che si ritrovano di
frequente negli affreschi e nelle cornici via via
adattati al gusto del momento, con un continuo scambio
d'idee e suggerimenti. Un esempio è la cornice della
pala di Duccio di Boninsegna, denominata Madonna
Rucellai, che sviluppa un motivo, costituito da
medaglioni rotondi separate da bande colorate,
rielaborato da precedenti bizantini, forma un vero e
proprio stile decorativo che si prolunga a Siena nelle
decorazioni ad affresco fino al secolo XVI.
Contemporaneamente alle decorazioni ad
affresco nascono, nel tardo medioevo le opere pittoriche
mobili, eseguite su pannelli di legno con un fondo
dorato secondo la tradizione bizantina. Si tratta in
genere di opere particolarmente importanti, denominate
pale o polittici a secondo della loro forma, destinate
ad ornare gli altari delle nuove cattedrali, che
venivano sorgendo in tutti i centri abitati. In questo
contesto la cornice assumerà un ruolo di arte a sé
stante. Essa risulterà parte integrante dell'arredo
liturgico della chiesa, nell'Europa del XVIII
secolo.
In principio la cornice non era
considerata singolarmente, ossia non visse una vita
propria, ma legata al quadro stesso che la racchiudeva,
poiché la superficie che doveva essere poi dipinta
veniva ricavata ribassando la parte interna di una
tavola, così da lasciarne il perimetro rialzato di
qualche centimetro. Questa è una tecnica bizantina,
russa e greca.
Verso i primi anni del Trecento,
con le evoluzioni dei primi accenni architettonici,
quali il timpano1 e gli archi, comparsi
all'incorniciatura delle tavole alla metà del secolo
precedente, si andò affermando una cornice totalmente
legata agli schemi architettonici.
All'arco e all'ogiva2 si aggiunsero a sostegno
colonnine tortili, lesene3 , pilastri poggiati su
una stessa base (predella)4 , molte volte decorata
con rappresentazioni sacre ispirate al dipinto. Gli
elementi che segnarono la nascita del trittico e del
polittico a chiara imitazione delle facciate delle
chiese gotiche, furono l'unione di varie tavole dipinte
- la centrale più grande e le laterali più piccole,
divisi fra loro dall'utilizzo di colonne e lesene - e lo
sviluppo in verticale d'altri elementi
dell'architettura, quali la fogliolina, i pinnacoli5 e i trafori6.
I trittici
formavano una sezione simile alla pianta di una chiesa:
il pannello più alto equivaleva alla navata centrale e i
due più piccoli alle navate laterali. Le incorniciature
erano in armonia con la parte scultorea dell'edificio,
la loro presenza ben si adattava all'architettura e agli
arredi della chiesa, questa sintonia era data dal fatto
che spesso erano disegnate e realizzate da chi aveva
eseguito le sezioni del coro del pubblico e della
tramezza (balaustra)7.
La concezione della cornice come
contenitore indipendente dal dipinto e non indivisibile
venne attribuita a Gentile da Fabriano, quando nel 1423,
introdusse una cornice completamente indipendente e
autoportante per la pala dell'Adorazione dei Magi.
Nella prima metà del XV secolo, nel
campo pittorico, s'introdusse la prospettiva.
Quest'innovazione condizionò l'incorniciatura, infatti,
essa non separa più con archi e colonne il dipinto, ma
avendo esigenza di spazi più ampi ove poter costruire
un'unica scena, abbandona lo slancio verticale gotico,
per adeguarsi ad un formato quadrato o rettangolare,
valorizzando quindi la dimensione orizzontale.
Nasce così la cornice a
tabernacolo, legata all'architettura classica, a
imitazione della facciata di un edificio. E' formata da
un alto basamento alle cui estremità si ergono due
colonne o due lesene, che possono essere scanalate o
decorate a nastri vegetali8 , sormontate da un alto
architrave.
Nel 1436 Leon Battista Alberti scrive
un trattato sulla pittura nel quale parla del principio
della realizzazione di un quadro. Egli spiega che
s'inizia scrivendo un quadrangolo di angoli retti,
decidendo le dimensioni che si vogliono dare. Questo
quadrangolo, lo reputa una finestra aperta dove si
guarderà quello che vi sarà dipinto.
La concezione di finestra attraverso
cui guardare uno spazio ricavato in una parete, si
contrappone al concetto statico monoblocco della cornice
gotica a somiglianza della chiesa in cui era
ospitata.
La cornice rinascimentale divenne
essenzialmente una struttura architettonica inserita
nella parete, una vera incorniciatura di finestra
delimitante lo spazio visibile dalla parete, ed
evidenziando ancora di più la profondità del dipinto.
Per questa ragione si trovano così tanti riscontri fra
le varie tipologie di incorniciature architettoniche del
XIV secolo e le cornici a tabernacolo.
Di primario interesse sarebbe stabilire
se lo stile architettonico ha influenzato nelle forme
l'intagliatore di edicole o viceversa, anche se il
Vasari, nella biografia di Baccio d'Agnolo, ci rende
noto che per un buon architetto era meglio "esercitarsi
su incorniciare il legno prima di affrontare la pietra".
Resta comunque certo che vi era una collaborazione e uno
scambio di informazione fra intagliatori e architetti,
essendo troppe le analogie.
Il culmine dell'arte europea
nell'ambito delle cornici si ebbe tra la fine del XV
secolo e l'inizio del XVI, quando grazie al mecenatismo
delle grandi famiglie nobili e degli ecclesiastici, si
commissionarono ai maggiori artisti quadri dai soggetti
più vari.
Ciò diede luogo alla progettazione e
alla creazione di nuove tipologie di cornici, anche
tenendo conto che il dipinto non era più solo legato
alla liturgia, ma iniziava a far parte del patrimonio
laico.
Da segnalare in questo periodo
l'introduzione di una nuova cornice, il tondo con
decorazioni a carattere vegetale ispirate a terracotte
dei Della Robbia apprezzate soprattutto nell'area
toscana.
A cavallo fra il XV e il XVI secolo si
ha una sorta di evoluzione della cornice a edicola: si
semplificarono gli elementi architettonici, le colonne
spariscono, il frontone e la base si riducono e i
quattro lati tendono a somigliarsi, creando una cornice
molto lineare, con la forma base costituita dai profili
esterno e interno rialzati rispetto alla fascia piatta.
Si ha la nascita di quella che è definita comunemente
cornice "a cassetta".
Questa cornice è costituita da tre soli
elementi, quindi di facile esecuzione, notiamo: la parte
portante (telaio), formata da una parte di legno piatta
assemblata a 90 gradi, e due sagome laterali, applicate
e unite agli angoli a 45 gradi.
Queste due sagome possono essere
realizzate con innumerevoli variazioni, con gole e gole
rovesce9 o intagliate con fuselli
e palline10 e combinate con vari
elementi decorativi. La fascia può essere arricchita con
decorazioni in pastiglia11 , con motivi bulinati o
incisi; può essere colorata (solitamente in toni scuri)
e poi arricchita con racemi12 dorati ecc.
Verso la fine del XVI secolo si
hanno applicazioni di fregi13 intagliati ai centri e
agli angoli che, oltre a svolgere una funzione
decorativa, permettono di nascondere le fessure dovute
al ritiro del legno alla giunzione degli angoli.
L'esecuzione facile di questa cornice e le molteplici
possibilità di variazioni decorative, favorirono
l'espandersi in tutta la penisola, inoltre ritroveremo
questa tipologia anche nel XVIII secolo.
Altra cornice che ritroviamo nel XVI
secolo è la cornice alla Sansovino, che prese il nome
dall'architetto e scultore di origine fiorentina Jacopo
Sansovino, trasferitosi a Venezia nel 1527, dopo il
sacco di Roma. Questa cornice prese ispirazione dalle
incorniciature in legno o in stucco del palazzo dei Dogi
e delle chiese di Venezia; ancora più chiara è
l'ispirazione agli ornamenti in stucco eseguiti dai
decoratori italiani nei soffitti del palazzo di
Fontainebleu.
Risulta essere una cornice dalle
forme forti, quasi rustiche, in netto contrasto con le
precedenti, le sue caratteristiche sono le robuste
volute14 e i nastri che si
evolvono verso il centro e verso i bordi. Molte volte
sono arricchite ai centri da cariatidi15 laterali e teste di
putti, da cui si dipartono ricche ghirlande di fiori e
frutti.
Possono presentarsi completamente
dorate o con legno a vista, il più delle volte tinto a
noce, con lumeggiature in oro sui cordoni e nelle parti
più rilevate. La cornice alla Sansovino per il successo
conseguito, si diffuse oltre i confini di Venezia, toccò
tutta l'area veneta fino ad arrivare ad imporsi lungo
l'intera costa adriatica.
Rimase sulla vetta per buona parte del
XVII secolo. Verso la fine del XVI secolo la struttura
della cassetta va evolvendosi: la fascia centrale si
presenta con più intagli e le molure laterali perdono la
loro essenzialità, arricchendosi di intagli a foglie.
Tende a scomparire il profilo esterno in quanto la
fascia centrale si fa predominante con i suoi intagli a
motivi di frutti, vegetali e di volute.
La cornice parte da un piano
esterno più basso e alzandosi leggermente verso la luce,
porta il dipinto più in avanti rispetto al piano di
fondo, diviene così meno netta la separazione fra la
cornice e la parete su cui è posta. Nel corso del XVII
secolo l'intaglio si fa sempre più ricco, i motivi di
frutti vanno rarefacendosi, mentre i richiami vegetali
sono sempre più frequenti e gli intagli del fogliame,
con le loro grandi volute, assumono aspetti di
virtuosismo. Acquistano maggior rilievo le decorazioni
dei centri e degli angoli, da cui generalmente si
dipartono tutti i motivi ornamentali, con i loro intagli
a conchiglie, mascheroni, cartigli e legature16 .
Cosi come è stata segnalata la
Sansovino quale cornice significativa del XVI secolo, è
doveroso citare la Salvator Rosa o "maratta", come viene
definita oltralpe, quale cornice di unione fra il XVII e
il XVIII secolo. La Salvator Rosa è una delle tipologie
di cornici più conosciute e ancora oggi viene prodotta
utilizzando linee stilistiche più moderne. La sagoma
della Salvator Rosa si configura come un alternarsi di
gole e gole rovesce che possono essere arricchite da uno
o più ordini di intaglio a motivi di ovoli17 , nastri arrotolati o
foglioline.
La cornice "veneziana", creata a
Venezia e successivamente diffusa nell'area circostante
è fra le più note del XVIII secolo, spesso è stata
utilizzata per incorniciare i dipinti dei maestri
veneziani dell'epoca, essa è riconoscibile per le
cartelle18 che ornano i quattro
centri dei lati e per gli eleganti abbinamenti foglie -
fiori intagliati negli angoli. Nella seconda metà del
XVII secolo si eseguivano in questa città già i primi
esempi di cornici laccate su influenza degli esempi
olandesi o inglesi (su modello di Billot o Watteau), ma
è nel XVIII secolo che si hanno i massimi esempi di
cornici laccate. Sulla scorta di viaggi e commerci con
l'oriente, divenne di moda la lacca a "cineserie", che
diede vita alla nascita di una nuova figura
professionale: il "pittore alla cinese".
In contrapposizione alla nuova
moda e alla crescente richiesta di cornici e arredi così
decorati, emerse la necessità di produrre cornici più
economiche. Da qui la nascita dell'arte povera, che
consisteva nell'applicare alla cornice, una volta
laccata, delle sagome ritagliate, una sorta di "cartine"
stampate e colorate, raffiguranti personaggi, animali,
fiori e frutti, che, fissate da vari strati di sandracca19 , davano l'illusione
della pittura. Note per l'esecuzione di queste cartine
sono le calcografie del Wagner, di Teodoro Vieroe,
soprattutto, quella dei Remondini di Bassano.
Sommario
LE BOTTEGHE
ARTIGIANE La maggior fioritura di botteghe
artigiane di legnaioli si ebbero nelle aree venete e
toscane fin dal medioevo, che, oltre alla realizzazione
di arredi vari, si dedicavano alla costruzione di
cornici. Nella metà del XIV secolo, la lavorazione della
cornice, nell'ambito di queste botteghe, dove venivano
svolti i mestieri più vari con l'impiego del legno,
assunse sempre maggiore importanza, al punto da rendere
necessaria una separazione tra i legnaioli generici e il
ramo specifico dei corniciai.
La prima corporazione di corniciai,
chiamati "maragon de soaza", si costituì a Venezia nel
1355, dove l'intaglio e la costruzione della cornice
ebbero il massimo dello sviluppo. Ai suoi membri veniva
riconosciuto l'esclusivo diritto di produrre e vendere
cornici, ma a quanto risulta dalle cronache questo
privilegio non fu gradito da tutti; molte volte i
"maragon de l'Arsenale", abili legnaioli che si
dedicavano alla costruzione delle navi, si avvalevano
dei propri artigiani bravi nell'eseguire cornici
intagliate per porte e finestre delle imbarcazioni per
violare questi diritti. La realizzazione di una cornice
era frutto del lavoro di molti specialisti, infatti, fin
dal medioevo nelle botteghe questa collaborazione era
una consuetudine.
L'esecuzione dei telai e delle molure
era compito dei maestri del legname, gli intagliatori
eseguivano appunto gli intagli, per ultimi i doratori
provvedevano a ricoprire con foglie d'oro la cornice; se
questa poi doveva essere impreziosita da pitture,
intervenivano i decoratori o "pintor".
Sommario
PALE E POLITTICI Le
opere pittoriche mobili, conosciute più comunemente
sotto il nome di pale, come già citato nei cenni storici
nascono in contemporanea con le decorazioni ad affresco.
Eseguite su legno, con un fondo dorato, sono opere che
erano destinate ad ornare gli altari delle nuove
cattedrali che sorgevano sempre più numerose nei centri
abitati.
La pala d'altare dei secoli XIII e XIV
ha una struttura formata da assi in legno di noce od
altre essenze dure, collegate e tenute insieme da regoli
trasversali posti sul retro del dipinto e fissato
direttamente al tavolato con chiodi.
La necessità di dare solidità
anche al contorno, porta all'inserzione di una cornice,
che nasconde lo spessore delle tavole e al tempo stesso
crea una decorazione, che chiude tutta la scena della
pittura. Infatti, i listelli di collegamento hanno un
profilo asimmetrico rivolto verso il centro della pala e
sono spesso intervallati da borchie20 o teste di chiodatura,
che vengono a far parte della decorazione e ne
sottolineano l'aspetto aggregante. Pertanto questa
fascia di chiusura del quadro, per esecuzione,
decorazione e tonalità, forma sempre con il fondo e con
l'immagine rappresentata un'inscindibile unità
stilistica.
I polittici sono successivi a
queste opere e hanno una struttura assai più elaborata;
le connessioni con l'architettura coeva sono ancora più
marcate, particolarmente con le edicole e le nicchie,
che adornano chiese e edifici pubblici. La cornice del
polittico costituisce una vera e propria opera
architettonica e la pittura si svolge presentando le
figure sotto le successive arcate, separate da colonne o
pilastri. Questa struttura non solo rappresenta un
efficace elemento decorativo e di unione di figure
diverse, ma costituisce anche un'appropriata soluzione
tecnica al problema di rappresentare figure e scene di
grandi dimensioni, corrispondenti alla larghezza
dell'altare su cui il polittico era collocato,
servendosi di un materiale come il legno, soggetto a
continue variazioni dimensionali. Infatti, ogni pannello
costituisce un elemento a sé stante ed i giunti sono
ricoperti dalle colonnine, in modo che ogni riquadro
possa liberamente allungarsi o contrarsi, seguendo le
vicende termiche dell'ambiente. Fino alla metà del 400,
questo genere si mantiene pressoché inalterato passando
attraverso tutte le evoluzioni dello stile gotico. Il
polittico toscano e quello fiorentino in particolare,
come pure le opere architettoniche di questo periodo, si
mantengono tuttavia estranei alle stravaganze del gotico
fiammeggiante e le loro forme sono sempre relativamente
semplici ed austere, con minime concessioni a guglie21 , pinnacoli e motivi
floreali.
Sommario
PALE E POLITTICI
RINASCIMENTALI Nel rinascimento si assiste
ad un nuovo tipo di concezione, che non si divulgò in
maniera improvvisa e veloce, ma avvenne attraverso lenti
passaggi e trasformazioni progressive sulla faticosa
formazione di un linguaggio "moderno". Il colpo di genio
degli artisti di questo periodo, fu quello di aver
pienamente concepito e formato un entità indipendente.
Questa evoluzione, ha come punto nodale la "Tabula
Quadrata". Essa è un dipinto di formato rettangolare a
superficie unificata adottata a Firenze nel 1445 e che
supera la tradizione gotica del polittico. Infatti, nei
primi decenni del XV secolo, sono ancora presenti motivi
decorativi delle cornici del periodo gotico. Un esempio,
nel quale si percepisce questo cambiamento, è
sicuramente l'Adorazione dei Magi di Gentile da
Fabriano, che, con la scomparsa delle colonnette
centrali, evidenzia il diverso modo di interpretare la
cornice, cioè non più come contenitore dell'intera opera
pittorica, necessaria per raccogliere i diversi riquadri
che concorrono a formare il dipinto, ma intesa come un
unico elemento.
Comunque la svolta vera e propria, non
tarda a manifestarsi, infatti, la cornice
successivamente presenta sempre un motivo architettonico
che racchiude la scena, ma, al posto degli archi acuti e
delle decorazioni gotiche, compaiono classiche
trabeazioni sorrette da pilastri e più raramente da
colonne. La predella illustrata a piccole scene e figure
di derivazione trecentesca, che costituiva per così dire
la base dell'intero complesso, è talvolta mantenuta
almeno nelle prime realizzazioni (1), ma sarà ben presto
sostituita da una vera e propria base, derivata anche
essa dall'antichità.
La cornice esterna divenne quindi
autonoma, indipendente dalla superficie della tavola, e
si applicava solo a pittura terminata. Quindi a causa
della sua indipendenza tecnica dalla superficie che la
inquadrava, la cornice poteva venire disegnata ed
eseguita separatamente prima, durante e dopo la
procedura del dipingere.
I nuovi motivi decorativi e le
mutate condizioni di gusto, adottati dagli artisti per
questa nuova tipologia di cornici, fecero sì che molti
polittici del secolo precedente, fossero smembrati ed
adattati al nuovo stile. Il periodo della nascita della
pala rinascimentale, verso il 1430 segna un passaggio
fondamentale perché è un chiaro segno di innovazione,
una nuovo modo di vedere e intendere l'arte, è proprio
nel voler sottolineare ciò, nel 1990, il METROPOLITAN
MUSEUM DI NEW YORK dedicava un'esposizione alle "Cornici
italiane del Rinascimento" corredate da un ricco
catalogo22 esplicativo, nel quale
si sottolineava la specificità e insieme la decisa
novità della cornice rinascimentale rispetto agli
esemplari di epoca precedente.
Sommario
IL TABERNACOLO E LA CORNICE A
EDICOLA Parallelamente a queste notevoli
opere di pittura si sviluppa a Firenze, con grandissimo
successo anche commerciale, la produzione di sculture in
pietra o in terracotta, a tutto tondo o a bassorilievo,
sempre raffiguranti immagini sacre. I motivi decorativi
che le racchiudono sono denominati altaroli.
La loro forma tipica è quella di
un'edicola trabeata con timpano anche circolare, del
tutto simile alle corrispondenti finestre o edicole. I
tabernacoli, così vengono chiamati questi tipi
d'incorniciatura, possono essere di tipo architettonico,
se vengono menzionati capitelli, dentelli23 ,
frontone, fregio, base e architrave, oppure esistono
anche modelli più semplici, adottati quasi sempre per
incorniciare immagini devozionali dipinte. Usato fino al
terzo quarto del secolo, è pressoché sempre costituito
da una fascia piatta che ha la forma di un semplice arco
poggiante su un basamento e il cui andamento asseconda
la forma centinata della tavola. La fascia, sovente
dipinta di colore blu, e con stelle dorate a simulare la
volta celeste, diparte dall'interno ed è inclinata verso
l'esterno del dipinto.
Questo impianto base può inoltre
risultare arricchito variamente con bande intagliate
prevalentemente con motivi di foglia e sottofoglia, come
nel tabernacolo raffigurato nell'interessante quanto
particolarissimo dipinto di Neri al Museu d'Art de
Catalunja a Barcellona.
Rose stilizzate, palmette e corti
racemi intagliati possono essere inoltre posti, nella
parte esterna della cornice, e segnare la chiave di
volta e le imposte dell'arco. Va detto comunque, che
nella prima fase dello sviluppo della cornice a edicola,
dunque dal terzo-quarto decennio del secolo, essa
racchiude prevalentemente rilievi marmorei o in stucco
policromo raffiguranti quasi sempre l'immagine della
Madonna col Bambino24 . Solo in un secondo
tempo l'uso della cornice a tabernacolo di tipo
architettonico conquistò il campo d'applicazione più
propriamente legato alla pittura.
Sommario
IL TONDO La
cornice rotonda, detta brevemente tondo, rappresenta una
creazione originale dell'artigiano toscano e
segnatamente fiorentino. Essa nasce nella seconda metà
del Quattrocento e diviene estremamente popolare agli
inizi del Cinquecento, quando tutti i maggiori artisti
si cimentano in composizioni pittoriche, da racchiudere
in cornici di questa forma. Diverse sono le ipotesi
formulate per la sua origine, che vanno dal desco da
parto25 agli oculi circolari
dell'architettura brunelleschiana o addirittura agli
scudi delle armature rinascimentali, che proprio in
questo periodo si arricchiscono di motivi naturalistici
d'ispirazione classica, tratti dalle arti plastiche del
tempo.
Verso lo scadere del secolo, l'elemento
floreale, ben presto, tende a recedere, per lasciare il
posto, in parallelo a quelli che sono pure gli
svolgimenti dell'arte robbiana, (ricordiamo le
terracotte smaltate), a più spesse fasce composte di
foglie e frutti resi con un ricchissimo intaglio
maggiormente tridimensionale che appare quasi "gonfiato"
e che si manifesta nel primo decennio del nuovo
secolo.
Mettendo da parte la supremazia degli
intagli di carattere robbiano, interessanti scoperte
possono giungere da opere solo apparentemente più
semplici e meno sontuose. Ad esempio, lo studio della
cornice del dipinto riguardante la Madonna col Bambino
di fra Bartolomeo da poco ritrovata e conservata in
collezione privata. Compiuta probabilmente attorno alla
metà degli anni novanta, per un committente fiorentino,
la tavola (diametro 64,8 cm) ha una cornice tonda
strutturata in quattro fasce concentriche decorate in
oro su fondo blu. Si è notato che, se la cornice viene
rimossa, l'intera coerenza spaziale dell'opera risulta
compromessa, e che le dimensioni della cornice sono
state calibrate secondo le proporzioni del quadro.
Questo tipo di sagoma, piuttosto rara e
assai raffinata, più affine morfologicamente alla
cassetta che al tondo, risulta davvero molto consonante
con la "sofisticata semplicità" del dipinto legata alla
complessa spiritualità del pittore. In questa Madonna
col Bambino fra Bartolomeo ha, infatti, riproposto un
impianto donatelliano al fine di sottolineare la
semplicità pura e priva d'orpelli della Vergine. Ed è
significativo il fatto che anche la cornice, forse,
possa essere riferita ad un prototipo donatelliano.
Successivamente, compare un
ulteriore tipo di sagoma bombata, intagliata con sottili
racemi vegetali, spesso affiancata da file di motivi
ornamentali quali ovoli, fogliette, cordoni arrotolati o
fuselli e palline. Questi sono gli elementi sui quali,
Michelangelo o quantomeno chi per lui, sotto sua diretta
influenza, è stata elaborata la cornice del Tondo Doni
(1506-08). E' stato riscontrato che il tondo è comunque
la tipologia per la quale meglio risultano documentati i
rapporti tra pittori, intagliatori e scultori, ne sono
testimonianza, l'esistenza di cornici che sono, con una
certa sicurezza, attribuite a Giuliano da
Maiano26 e a Giuliano da
Sangallo27 .
Tornando al Tondo Doni, uno degli
aspetti più interessanti della sua iconografia è la
presenza delle protomi
umane28 . Quest'ultime, pur non
essendo nuove nella scultura fiorentina del
rinascimento, erano di poco uso. Inizialmente le adottò
il Ghiberti, che collocò nella cornice della porta Nord
e poi in quella del Paradiso del battistero fiorentino,
una serie di teste di profeti derivate da rilievi su
sarcofagi
antichi29 , per poi essere
recepite da Luca Della Robbia (Teste di profeti, porte
di Santa Maria del Fiore, sagrestia nord, Firenze,
1445-52). E' in questo stesso periodo che, l'uso del
motivo si diffonde anche nelle cornici lignee. Il Tondo
Horne e la cornice del Seminario Arcivescovile di Siena
sono i due esempi più noti, ma anche in ambito bolognese
la presenza delle protomi umane caratterizza alcune
importanti e particolarissime cornici ancora nella
seconda metà del Cinquecento.
Le decorazioni del tondo, possono
svolgersi, non solo come nelle robbiane, con una
rotazione a festoni continua in senso rotatorio, ma può
anche essere formata da due festoni contrapposti, che
partano dal basso, dove sono legati con nastri, per
terminare alla sommità con una rosetta. Quando i motivi
decorativi della fascia hanno una simmetria
radiale, la cornice non ha più un preciso punto di
riferimento, che indichi l'alto ed il basso della
stessa. Il materiale impiegato è normalmente legno di
noce, ma vi sono anche tondi intagliati in essenze più
tenere ed addirittura realizzati in cartapesta. La
produzione di tondi cessa nella seconda metà del
cinquecento.
Sommario
LA CORNICE A
CASSETTA Nella seconda metà del 400 la
pittura inizia a rappresentare anche soggetti e scene
profane e soprattutto ritratti, destinati ad allietare
le dimore della nobiltà e della ricca borghesia
mercantile. Per questi dipinti non è più necessaria una
cornice sontuosa, quale quella impiegata per porre i
dipinti sugli altari delle chiese, ma vengono
spontaneamente adottati schemi più semplici.
Per queste opere meno impegnative
la struttura, detta a cassetta, diviene la più comune.
Essa è costituita da un telaio rettangolare piano, ai
bordi del quale, sia all'interno che all'esterno,
vengono applicate delle modanature30 . La modanatura interna,
detta alla battuta, sopravanza leggermente il telaio per
trattenere il dipinto, quella esterna, detta al profilo,
ha soltanto una funzione decorativa e di chiusura; la
parte di telaio rimasta libera prende il nome di fascia.
La struttura è semplice, razionale e poco costosa e si
presta ad un grandissimo numero di varianti. Le
modanature al profilo e alla battuta possono prevalere
l'una sull'altra, così da costituire due tipi
caratteristici: cornice alta al profilo e cornice alta
alla battuta.
Il fondo della fascia può essere
dipinto, decorato con motivi a pastiglia o ad intaglio,
dorato, punzonato31 e così via. La cornice a
cassetta ha inoltre la particolarità di avere lo stesso
profilo su tutti i lati e può essere indifferentemente
utilizzata con il lato maggiore orizzontale o verticale.
I primi modelli di cornice a cassetta, che risalgono al
XIV secolo, presentano una struttura ancora più
semplice, poiché utilizzano la parti estreme della
tavola del dipinto quale telaio della cornice stessa; la
fascia è così formata dalla parte della tavola
principale compresa fra le due modanature. Non mancano
tuttavia, nelle prime realizzazioni, esempi di vere e
proprie cornici con telaio autonomo, al quale viene
fissata la tavola del dipinto. La giunzione fra due
elementi contigui del telaio può essere fatta a
quartabuono, tagliando i due elementi a 45 gradi, o con
un incastro che, nella forma più semplice, è detto a
mezza pialla.
Quest'ultimo tipo di collegamento offre
maggior resistenza alle variazioni di lunghezza dei lati
del telaio ed è quasi sempre adottato nelle cornici
antiche. Esistono tuttavia, specie per opere di maggiori
dimensioni, incastri più complessi, che assicurano
maggiore stabilità al supporto della cornice. Questo
modello rimane in vita anche nei secoli successivi ed è
tutt'ora in uso; i profili ed i motivi decorativi sono
stati in genere sviluppati secondo tendenze regionali,
tanto che è possibile in alcuni casi distinguere la
provenienza dell'opera.
La figura diciotto, mostra un
tipo molto frequente di cornice a cassetta fiorentina
del XVI secolo. La modanatura esterna è costituita da
una baccellatura32 , mentre quella alla
battuta è formata da perle; il fondo piano è decorato
con foglie stilizzate a rilievo intagliate e fissate
sulla fascia. Nei tipi più semplici il piano della
fascia è decorato soltanto negli angoli e nella metà dei
lati; questa decorazione è usata anche nel secolo
successivo, spesso con foglie dorate soltanto disegnate
sul fondo, che è in genere di colore nero secondo la
moda secentesca. Una siffatta decorazione è stata
denominata a prezzemolo.
Inoltre, all'inizio del secolo, si era
manifestato soprattutto, ma non solo nell'Italia
settentrionale, un tipo di cassetta a fondo nero, con
iscrizione latina in capitali romane d'oro, piuttosto
rara.
La cornice che racchiude la Testa
di San Giovanni Battista di Andrea Solario risente di
influssi provenienti dall'Europa del nord, ove il tipo
era più diffuso33 . Il quadro era del
resto, un dono del pittore, per il cardinale Georges
d'Amboise, e si può ipotizzare, che la scelta di questa
cornice, intendesse compiacere i gusti, dell'illustre e
potente committente.
In pittura, comunque, l'uso di
inquadrare l'immagine entro un'incorniciatura dipinta
con iscrizione latina, era attestato in area
ligure-lombarda, sin dalla metà del secolo, lo dimostra,
infatti, l'illusionistica finestra-cornice, dalla quale
si affaccia la Madonna del libro della tavola del Foppa
alla Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano , di
qualche decennio più antica del Battista del Louvre e
che pure risente, specie per quanto riguarda
l'inquadramento e le scritte, di modelli nordici34.
Contemporaneamente a questa ideologia
più comune, per i dipinti di maggiore importanza vengono
prodotte cornici a sagoma composita, che consistono in
elaborazioni più o meno complesse della cornice a
cassetta o sono da essa derivate, per le quali è stato
proposto il nome di cornici da galleria.
Sommario
LE CORNICI
SANSOVINO La cornice di tipo Sansovino è da
classificare fra le tipologie più note del cinquecento.
Essa è presente in veneto dalla seconda metà del XVI
secolo, ed è adottata fino al XVIII, ma la fase più
originale si spense all'inizio del Seicento. È
caratterizzato da un'esuberanza di motivi decorativi
tratti dall'antichità classica, come volute, capitelli,
festoni, teste di cherubino e cartigli, parzialmente
sovrapposti, che danno luogo ad un complesso ricco e
fastoso; di solito ai lati sono poste due cariatidi o
erme, che sorreggono la decorazione della sommità.
La sua forma più semplice è
articolata in volute piatte che si intrecciano, qualche
volta interrotte da teste di
putti35 , mascheroni, rosette, e
decorate da dischi sovrapposti. La variante più
monumentale ha, ai lati, cariatidi e ghirlande e
presenta uno sviluppo decisamente più
grandioso.
Questo tipo di cornice è universalmente
attribuito alla scuola veneziana, e non vi è dubbio che
proprio nella città lagunare sia stato sviluppato e
portato alle forme più significative dagli artisti ed
artigiani, che operarono nell'ambito dello scultore e
architetto Jacopo Tatti detto il Sansovino, che, nato e
vissuto in Toscana, operò lungamente a Venezia, dove si
trasferì nel 1527, per creare il prospetto della
Libreria di San Marco, alcune decorazioni plastiche che
si ritrovano nell'arredo veneto, ma non solo
nell'arredo, dei decenni successivi. Questi motivi, il
fregio a festoni di frutta e fiori, sono sostenuti da
putti, che effettivamente fanno parte del lessico
fondamentale della sagoma.
Ma non bisogna soffermarsi solo sulle
opere realizzate da Jacopo, bisogna guardare, bensì
all'attività complessa, multiforme e insieme
specializzata, della sua bottega. Il Marazzoni, nel
suo studio sulla cornice veneziana, ha indicato altre
tracce che, ancora una volta, ci riportano ai
soffitti.
Egli, infatti, segna alcuni punti
di riferimento, per la comprensione della cornice
veneziana del secondo Cinquecento. Un disegno di
Cristoforo Sorte per il soffitto menzionato36 , mostra, infatti, sia
le forme e le volute caratteristiche della cornice alla
Sansovino, sia il repertorio decorativo che la connota
tradizionalmente. Il riferimento ad Alessandro Vittoria,
risulta essere corretto e indicato, perché ci riavvicina
all'ambito del Sansovino, nella cui bottega lavorò dal
1543.
Considerando sempre l'opera del
Vittoria, è opportuno guardare ad un particolare settore
della sua attività, quello degli stucchi, a partire dai
soffitti di Palazzo Tiene di Vicenza, e soprattutto alle
due grandi scale: La Scala d'Oro nel Palazzo Ducale
(1558-59) e quella della Libreria di San Marco (dopo il
1559), entrambe decorate, comunque, sotto la diretta
sovrintendenza del Tatti37 .
Per quanto riguarda le parti
prettamente scultoree della cornice alla Sansovino,
rientrano pienamente, nel campo dell'attività
dell'architetto e scultore fiorentino. Le cariatidi
laterali, tanto caratteristiche di questa sagoma, e
certamente decisive nella connotazione della Sansovino,
quale cornice per eccellenza monumentale, hanno un
parallelo in quelle poste ai lati del camino nella villa
Garzoni Carraretto a Pontecasale presso Padova, firmate
dal Sansovino, ma eseguite forse materialmente, dal
Danese
Cattaneo38.
La posa canonica, con il braccio
sollevato dietro la testa, caratterizza anche alcune
statue del Vittoria, per esempio il celebre San
Sebastiano, nella nicchia destra dell'altare di San
Francesco della Vigna (1561-63), che risente, proprio
nella posa, dell'influenza di motivi michelangioleschi.
È opportuno indicare inoltre, nel tipo di monumento
funebre da parete da lui elaborato, un altro importante
riferimento, per la cornice alla Sansovino.
Il monumento Contarini in Santa
Maria del Giglio, databile agli anni settanta, è quello,
più tardo, Grimani in San Giuseppe
di Castello39 , costituiscono degli
episodi significativi in questo senso. Intesi, infatti,
quali incorniciature di una targa centrale che sovrasta
o contiene un busto marmoreo, presentano le due
plastiche cariatidi laterali a reggere la trabeazione e
il timpano.
È questo, il genere di monumento, che
il Vittoria stesso, dalla sua bottega, e più in genere
in ambito veneto, viene molto usato, divenendo, dunque,
punto di riferimento utile per la cornice. Il complesso
e originale linguaggio espresso da questa tipologia, è
il risultato di un confluire di elementi diversi, ma
legati tra loro, e certamente provenienti, come già
detto in precedenza, dalla bottega dello scultore
fiorentino, e da quella del Vittoria che ne elaborò
alcuni spunti.
Sommario
LA CORNICE NEL PERIODO DEL
MANIERISMO Tra la metà e la fine del XVI
secolo, si va sviluppando, in Toscana e nell'Italia
centrale, la cornice "manierista", così denominata
perché riprende le forme legate a questo stile, e in
particolare, per quanto riguarda l'architettura e gli
elementi della spesso bizzarra ornamentazione. Si
rintracciano, modelli e i semplici motivi ornamentali,
nelle architetture, per esempio nelle finestre del
fiorentino Palazzo Grifoni di Bartolomeo Abbannati, o
nel palazzo Nonfinito di Bernardo Buontalenti, come nei
disegni di questi stessi architetti, sia per
architetture, che per apparati decorativi ed
effimeri.
A questo periodo sono da attribuire una
serie di grandi cornici, poste nelle principali chiese
fiorentine, che si possono definire cornici del
manierismo. Il nucleo principale si trova nella chiesa
di S. Croce in Firenze ed esse circondano i grandi
quadri posti negli infelici altari vasariani; altri
splendidi esemplari si trovano nelle chiese di S.
Spirito, di Santa Maria Novella e di Santa Felicita.
Queste cornici sono caratterizzate da
una decorazione tutta formata da motivi classici, in
prevalenza da grandi baccellature strigliature e
fusarole, che si distendono per tutta la superficie
della cornice in un complesso esuberante, che già
annuncia il barocco, ma è ancora animato da una classica
compostezza. Nelle decorazioni compaiono anche volute,
mascheroni, cartigli e foglie variamente intrecciate,
ossia proprio i più tipici motivi decorativi del
seicento, ma le loro dimensioni contenute e la rigorosa
simmetria non alterano l'andamento lineare della
cornice, mantenendo tutto l'insieme conforme allo
spirito logico e razionale del rinascimento
fiorentino.
Sommario
MODELLI D'ORNATO Le
oscillazioni del gusto, percepibili nel Seicento e tanto
più nel Settecento, che di quella categoria estetica
fece un punto nodale del dibattito filosofico, segnarono
anche in Italia i destini di un rilevante "dettaglio"
quale si dimostrò la cornice a partire, almeno dal
Cinquecento.
Durante il Seicento, i quadri assunsero
un ruolo di rilievo nel contesto dell'arredamento delle
dimore signorili, essi sostituirono gli affreschi e gli
arazzi, con cui fino ad allora erano state decorate le
pareti delle sale. Questo determinò di conseguenza, un
maggior interesse degli architetti e dei decoratori per
la cornice che doveva racchiuderli e porli in armonia
con il resto dell'ambiente di cui entravano a far
parte.
Il quadro, quindi non veniva inteso
solo come oggetto di collezionismo, ma come arredo
indispensabile degli ambienti. Con questa nuova
tendenza, si iniziarono a realizzare, accanto a un tipo
di incorniciatura dalle forme semplici e riconducibili
alla tipologia cinquecentesca della cosiddetta cornice
"a cassetta"- e cioè formata da una fascia di legno,
leggermente rialzata ai bordi, tinta di color nero e in
parte dorata- altri generi di cornici più elaborate, i
cui ornati furono ripresi in parte, dalle coeve
decorazioni architettoniche e in parte dalla preziosa
mobilia, realizzata dagli ebanisti e dagli intagliatori
attivi, per le corti italiane.
Attraverso un'accurata lettura degli
inventari di Palazzo Pitti e delle ville medicee,
redatti tra il terzo e il quarto decennio del Seicento,
si è potuto notare che, nelle sale delle residenze
granducali, avevano "adornamenti" dorati, "in parte
rabescati doro e neri" o di "legnio tinto di color di
nocie". L'unica eccezione erano i piccoli dipinti a
carattere devozionale o eseguiti su materiali rari quali
il lapislazzuli o la pietra paesina, racchiusi entro
cornici di ebano arricchite da applicazioni d'argento e
pietre dure, come il "quadretto ottangolo" collocato in
una delle camere al piano terreno della villa del Poggio
Imperiale.
L'usanza di abbinare all'ebano
pietre dure e minutissimi ornati d'argento o di rame
parzialmente dorati, era tratta dalle preziose
incorniciature dei reliquiari di gusto tardomanierista
prodotti ad Augusta40 sul finire del
Cinquecento e sicuramente conosciuti a Firenze, dove i
legami dinastici con la Casa d'Austria e l'impiego di
artigiani nordici nell'arazzeria medicea e nelle altre
manifatture granducali, costituivano motivi di continui
scambi artistici tra la Toscana e gli stati dell'Europa
del nord.
Si trovano ancora in uso, cornici
tinte di color nero e decorate con filettature o
"rabeschi" dorati, alternate ad altre tutte dorate o
laccate di verde e oro e a quelle, più rare, in ebano e
argento cesellato, nella seconda metà del Seicento anche
in altre regge italiane, come quella dei Farnese a
Piacenza, costituirono, con minime varianti, una
tipologia piuttosto comune e ampiamente utilizzata per
tutto il secolo41.
Intorno alla metà del XVII secolo,
accanto a questo genere di cornici, fu elaborato in
Emilia e soprattutto in Toscana, un nuovo tipo di sagoma
la cui struttura, costituita dall'intreccio di cartigli
con motivi naturalistici e animali, può essere
considerata, una rielaborazione in chiave barocca dei
motivi decorativi tipici del manierismo.
Oltre alla scuola bolognese, che in
questo periodo manifesta un particolare sviluppo,si
distingue anche quella romano-napoletana, che introduce
la cornice salvatora, così denominata dal nome del
pittore e poeta napoletano Salvator Rosa. Questo tipo di
cornice, chiamata pure maratta ebbe una rapida
diffusione in tutti gli ambienti artistici; essa è
costituita da un profilo liscio a scozia, limitato da
due sagome generalmente intagliate e dorate.
Come per la cornice a cassetta questo
schema si presenta ad infinite varianti, dettate dal
gusto e dalle tradizioni locali, essendovi la
possibilità di accentuare o diminuire l'importanza delle
sagome esterne, che talvolta sono anche esse lisce e
semplicemente dorate. La produzione artisticamente più
importante si esplica in forme decisamente
secentesche.
In generale l'intaglio delle cornici
solo marginalmente può ricordare intrecci di foglie, ma
deriva piuttosto da volute e cartigli, dei quali siano
state dilatate ed esasperate le forme originali; spesso
negli angoli e nella metà dei lati sono raffigurati
mascheroni e figure grottesche, dalle quali si dipartono
i motivi decorativi. Non mancano pure motivi tratti dal
regno animale, quali conchiglie, zanne, corpi squamosi
ed altre raffigurazioni zoomorfe, quasi testimonianza
degli interessi scientifici e naturalistici
dell'ambiente della corte, che trovano il loro culmine
nella persona di Galileo e nell'Accademia del
Cimento.
La cornice riportata nella figura
trenta, costituisce uno dei più belli esempi di questo
tipo di produzione, aulica e raffinata; le conchiglie e
i bucrani degli angoli, di evidente derivazione
classica, si intrecciano e si compenetrano in un insieme
decisamente barocco, temperato tuttavia dal senso di
misura proprio dell'arte fiorentina. Un'altra
particolarità delle cornici di questo periodo, conforme
allo spirito secentesco, è l'inclusione nell'intaglio di
elementi, che in qualche modo richiamano il soggetto del
dipinto, cui la cornice stessa è destinata42.
Un tipo originale di decorazione
prodotta nelle botteghe granducali è detto a cuoi e si
distingue dalle cornici del tempo, prodotte da altre
scuole, in quanto l'intaglio non è costituito da foglie
di acanto o di altre specie vegetali, ma da pure
superfici curve, quali quelle che nascono da cuoi
accartocciati. Tuttavia il gusto barocco rimane
fondamentalmente estraneo allo spirito fiorentino, tutto
rivolto a forme espressive volumetriche e misurate,
indici di una mentalità logica e razionale, e queste
opere, pur accettando lo stile, rifuggono dalle
manifestazioni più esasperate del secentismo; da notare,
infatti, che la decorazione rimane quasi sempre
racchiusa in due ideali contorni rettangolari.
Verso la fine del secolo si avverte
chiaramente il passaggio a forme più composte; la
predominanza dell'intaglio viene a cessare e
quest'ultimo riprende la sua funzione decorativa del
telaio senza sostituirsi ad esso.
Sommario
LA CORNICE NEL PERIODO
BAROCCO Se a Firenze, la fantasiosa
rielaborazione degli ornati cinquecenteschi prevale
nella decorazione d'interni e nell'intaglio ligneo,
nella Roma barocca dominati dall'estro inventivo del
Bernini, (1598-1680) si assiste invece a una
trasposizione in chiave scenografica degli elementi
naturali, siano essi la foglia d'acanto, il tralcio
fiorito o le fronde di quercia piegati funzionalmente a
sorreggere un piano di tavolo o a incorniciare specchi e
dipinti.
Il genio inventivo e la libertà
compositiva che si nota nei progetti per arredi, del
Bernini e del suo più prossimo collaboratore,
l'austriaco Giovanni Paolo, influenzò tutta la
generazione di ornatisti attiva a Roma durante la
seconda metà del Seicento. Le cornici con l'emblema dei
Chigi di palazzo
Pallavicini43 , quella con figure
allegoriche tra girali di foglie d'acanto e festoni di
fiori della stessa collezione44 e la cornice contenente
una copia del ritratto di Clemente IX del Maratta del
Museo di palazzo Serristori a Pistoia, presentano una
maggiore vicinanza alle idee berniniane.
Non fu soltanto il Bernini ad
aver disegnato elaborati arredi in cui si faceva ricorso
all'allegoria, per meglio qualificare la destinazione
dell'oggetto, come nel caso dello specchio per Cristina
di Svezia con il Tempo che scopre la Verità: anche
Alessandro Algardi (1595-1654), infatti, progettò una
cornice per la Galleria Spada, dove gli emblemi di David
dovevano alludere al soggetto del dipinto, in essa
contenuto45.
Un modello di cornice, questo,
ripreso anche a Genova da Filippo Parodi (1630-1702). La
monumentale specchiera con il mito con il mito di
Narciso di villa Durazzo poi Faraggiana di Albisola,
commissionata allo scultore probabilmente da Agostino
Durazzo entro la fine degli anni sessanta, e la più
piccola cornice di palazzo Spinosa raffigurante il
Giudizio di Paride costituiscono un esempio del gusto
barocco per la finzione e la teatralità tutto giocato
sulla meraviglia e da rapportare alle complesse macchine
per le feste berniniane46 .
Il gusto di stupire attraverso
l'imitazione della natura e attraverso le continue
variazioni sul tema delle metamorfosi, si ritrovano pure
negli arredi intagliati in Veneto da Francesco Pianta
(1632 c.-1692 c.) poco dopo la metà del secolo e da
Andrea Brustolon (1662-1732), che fu tra l'altro allievo
del Parodi a Venezia e a Padova durante il nono decennio
del Seicento.
Nelle opere di Brustolon però, il
riflesso dello stile berniniano si stempera nelle
fantasie auricolari e tardomanieriste tedesche
conosciute grazie alle numerose incisioni che
circolavano in Veneto e certamente studiate
dall'artista, che ad una notevole maestria
nell'intagliare il bosso e l'ebano univa straordinaria
capacità inventiva. Il disegno per una cornice di
specchio, concepita come un'allegoria delle virtù di chi
vi si rifletteva, dimostra al più alto grado la cultura
aggiornata dell'intagliatore bellunese, le cui opere
costituirono per buona parte del Settecento un modello
su cui applicarsi per intere generazioni intagliatori
attivi nei domini della Serenissima.
Gli intagliatori emiliani attivi
tra la fine del Seicento e i primi decenni del
Settecento, s'ispirarono com'è stato più volte sottolineato47, alle Nuove
invenzioni d'ornamenti d'architettura e d'intagli
diversi…del Parassini e ai disegni dello Schor .
Lungo l'arco del XVII secolo, furono frequenti i
contatti con l'ambiente artistico romano. A Modena, per
esempio, lavoravano i romani Bartolomeo Avanzino
(1600-1658), architetto di corte, e gli intagliatori
Giovanni Setti e Lorenzo Aili, attivi nel ducato di
Parma a partire dall'ultimo quarto del secolo; mentre il
Bernini fu in costante contatto di lavoro con gli
Estensi, tanto da fermarsi a Modena nell'ottobre del
1655, al ritorno dal suo soggiorno francese.
L'intensa attività degli
stuccatori presenti a Modena dopo il 1662, costituì una
fonte inesauribile d'ispirazione, per tutta quella
generazione d'artigiani che si era formata durante la
seconda metà del secolo, come il cremonese Giacomo
Bertesi (1614-1700 c.), attivo per Ranuccio II e i cui
intagli sono caratterizzati da un continuo intrecciarsi
di volute e di fogliami con festoni di fiori, o l'Aili,
autore, oltre che degli elaborati paracamini del palazzo
Farnese di Piacenza, di parte degli arredi della rocca
di Soragna presso Parma, al cui allestimento partecipò
anche il piacentino Giuseppe Bosi, al servizio del
marchese Gian
Paolo Meli Lupi dal 170148.
E proprio ai putti in stucco di
Domenico e Leonardo Reti, disposte in varie attitudini
sulle pareti e sulla volta della cappella della Madonna
di Costantinopoli in San Vitale a
Parma49, e all'incisione
raffigurante una specchiera del Passarini guardò
probabilmente il Setti, quando nel 1698 gli fu
commissionata, dall'abate Prospero da Cremona, la
cornice per la Madonna
Sistina di Raffaello50.
La grandiosa ed elaborata ancona,
formata da colossali volute di foglie d'acanto che si
riuniscono in alto in due grandi fiori di girasoli,
putti e ghirlande, costituì un modello insuperato per
tutti gli intagliatori operanti nell'area padana durante
i primi decenni del Settecento, tanto da trovare echi
nella pala d'altare eseguita nel 1711 da Odoardo
Perfetti per la chiesa di San Fermo a Piacenza, in
quella della chiesa di Santa Maria in
Undas a Idro51 , nel Bresciano, e nelle
due cornici del museo Davia-Bargellini di
Bologna.
Lo schema della cornice barocca
emiliana costituito, come si detto, da ampie e carnose
volute vegetali disposte simmetricamente intorno a una
sagoma mistilinea e talvolta ravvivate dall'inserimento
di putti in
volo52 , sarà utilizzato anche
all'interno della bottega bergamasca dei Fantoni di
Roveta. Sia Grazioso il Vecchio, che Andrea Fantoni,
soggiornarono lungamente a Parma, tanto da ottenere, nel
1702, una "patente di familiarità" dal duca Francesco
Farnese.
La componente emiliana, ravvisabile
nell'ancona maggiore della chiesa di Sant'Anna a
Clusone, databile al 1715, e in alcuni disegni per
cantorie e arredi, eseguiti entro il primo quarto del
secolo, si andrà via via attenuando verso la metà del
Settecento, quando gli influssi rocaille provenienti
dalla Francia, e ancor più dalla Germania, impronteranno
il gusto degli ornatisti lombardi.
Sommario
LO STILE
ROCOCÒ In Lombardia, all'aprirsi del
Settecento, una sontuosa eleganza, mista di orpelli
nobiliari e di tenebrose allegorie da sagrestia,
s'inaugura la moda di un intaglio indiscriminatamente
destinato al cerimoniale liturgico o al fasto dei
palazzi, come dimostrano le spericolate fantasie
elaborate nella bottega dei Fantoni, i cui ornati per
cornici e fastigi53 risultano così complessi
da acquistare totale autonomia rispetto anche alla tela
o allo specchio che contengono, quando non costituiscono
addirittura il castone54 fantastico di un rilievo
ligneo immaginato come l'ardita mimesi di un'opera
dipinta.
Questo stile, incline alla
"meraviglia", dichiarava il suo debito nei confronti del
grande barocco lombardo del secolo di Carlo Borromeo, ed
era destinato a subire, verso la metà del Settecento, le
correzione del dominante gusto rocaille, bene accetto
per l'eleganza mitteleuropea delle sue volute e per
l'agilità degli intagli che permettevano funzionali
raccordi di specchiere, cornici architettoniche e
mobili, mirati alla connotazione scenografica di
ambienti come il salone da ballo di Palazzo Clerici o le
sale del palazzo Morando e Litta a Milano. Lo stile
rococò lombardo, che raggiunge il suo apice durante il
terzo quarto del secolo, nella sua fase iniziale è
debitore delle elaborate decorazioni realizzate in
Germania e diffuse anche tra le locali maestranze di
artigiani.
Gli intagliatori
veneziani attivi verso la metà del Settecento, sembrano
guardare i modelli rocaille provenienti dalla
Germania55 e dall'Inghilterra.
Ampie volute di foglie d'acanto, alternate a figurazioni
mitologiche e a cineserie vengono variamente disposte
per riquadrare specchi o decorare le sale dei palazzi
che la nobiltà veneziana, antica o di data recente, si
andava facendo restaurare da architetti di fama, come
Baldassarr Longhena o Giorgio Massari.
Fra le dimore rimodernate in questi
anni si ricordano Ca' Rezzonico e i palazzi Balbi
Valzer, Vendramin ai Carmini e Pisani Moretta, in cui
pittori, stuccatori, "marangoni", intagliatori,
"depentori", doratori e vetrai, lavorando in équipe,
raggiunsero intorno al terzo decennio del Settecento
esiti di grande sfarzo.
Fin dalla metà del secolo, a
Venezia, accanto a queste cornici molto elaborate,
furono prodotte anche cornici più semplici, la cui
caratteristica strutturale è rappresentata da una sagoma
leggermente convessa e decorata da minuti intrecci
floreali posti sugli angoli e al centro di ciascun
portante, sul tipo dei modelli incisi da Daniel Marot
(1663-1752), e dai quali dipendono gli esemplari di Ca'
Rezzonico. Dai disegni per cornici di Thomas Chippendale
(1718-1779) incisi nel The Gentleman and Cabinet-Maker's
Director, furono invece ripresi i complicati intrecci di
cartigli, i trafori e le rigogliose volute di foglie
d'acanto nelle numerose specchiere prodotte a Venezia
nel corso di questi anni56 . In modo analogo, anche
nelle cornici per dipinti la sagoma è resa più
complicata e mossa dal continuo alternarsi del profilo
in volute e scorniciature, come mostra la cornice del
pastello di Rosalba Carriera, ora nelle collezioni di
Ca' Rezzonico, o la fascia esterna di quella contenente
il ritratto di Gerolamo Quercini, in cui gli emblemi
militari racchiusi entro cartouches rimandano senza
ombra ai progetti per picture frames eseguiti da
Chippendale per il Director nel 1752. E ancora da tale
repertorio furono ripresi anche gli esili treillages che
ornano i montanti delle cornici intagliate per contenere
le vedute del Longhi e alcuni ritratti risalenti
all'ottavo e al nono decennio del secolo.
Sempre a Venezia, alla fine del
Seicento, fanno la loro comparsa alcune cornici in legno
dipinto con colori dai toni scuri e parzialmente
intarsiato di madreperla, come la cornice della
Pinacoteca di Berlino, oppure ravvivate da intrecci di
volute
dorate57; mentre durante il
Settecento gli artigiani veneziani si specializzarono
anche nella decorazione a lacche policrome eliminando
del tutto la madreperla.
Si tratta in genere di
incorniciature per specchi che, in formati più piccoli,
rielaborano le forme sinuose tipiche degli esemplari in
legno intagliato e dorato, dilatando maggiormente la
sagoma, affinché il "depentor" o laccatore potesse
meglio ornarle con motivi tratti dal repertorio delle
cineserie58.
Insieme alle cornici laccate,
intorno alla metà del Settecento si iniziarono a
produrre anche quelle di "lacca povera" o " lacca
contrafacta", ottenuta incollando su di un fondo dipinto
incisioni colorate stampate in gran quantità dalle
tipografie dei Remondini a Bassano, da quelle veneziane
di Giuseppe Wagner e di Teodoro Viero e da quelle di
Parigi e di
Augusta59.
Sommario
VERSO LO STILE
NEOCLASSICO La nascita del neoclassicismo è
dovuta ad una sorta di reazione nei confronti delle
forme più esasperate del rococò, che nella seconda metà
del secolo manifestavano un'evidente stanchezza.
L'avvento del neoclassicismo fu al tempo stesso il
risultato di un'evoluzione culturale, che trova
nell'illuminismo, la sua più significativa espressione.
Non fu estraneo a questo mutamento del gusto l'interesse
archeologico verso i monumenti dell'antichità classica,
che trovò l'apice negli scavi di Pompei ed Ercolano,
condotti dalla nuova dinastia borbonica. I motivi e le
forme del rococò furono condannati quali aberrazioni del
gusto ed i nuovi canoni estetici si rivolsero all'arte
greco-romana, le cui manifestazioni furono considerate
esempi insuperati di perfezione artistica.
Nel neoclassicismo è facile distinguere
tre periodi. Il primo che si sviluppa ancora nel
settecento e coincide approssimativamente con il regno
di Luigi XVI. Nel secondo periodo, che corrisponde
all'impero napoleonico, la derivazione dell'arte
classica è più stretta e si prendono come modello le più
austere ed imponenti creazioni della Grecia e di
Roma.
Nel terzo periodo, che si può chiamare
della restaurazione, le manifestazioni artistiche
tendono ad assumere nuovamente caratteri nazionali e a
riprendere motivi rinascimentali, ma con una varietà di
ricerche, che prelude al disgregarsi del concetto di
stile, caratteristico della seconda metà
dell'ottocento.
Numerose sono le cornici di questo
periodo, ad esempio in toscana, precisamente a Palazzo
Pitti, il granduca Pietro Leopoldo della nuova dinastia
lorenese rinnovò gli arredi di molti ambienti, imponendo
il gusto neoclassico; il suo esempio fu seguito dai suoi
successori durante la restaurazione dopo l'occupazione
francese. Il collocamento di molti quadri rinascimentali
della Galleria Palatina in eleganti ma fredde cornici
neoclassiche risale a questo periodo.
Un raro e prezioso esempio di cornice
risalente all'epoca di Luigi XVI è conservata nel
palazzo imperiale di Vienna; questo fu prodotto
nell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, presso il
quale si conserva il disegno preparatorio. L'elegante e
raffinata decorazione della fascia, realizzata in pietre
dure e ancora di gusto rococò, è racchiusa in un telaio
rettangolare, sormontato da un drappo dorato di
manifesta derivazione nord europea.
La cornice neoclassica è di
solito molto alta al profilo e la parte centrale è
costituita da un grande sguscio61, che termina alla
battuta con decorazioni minute. Lo sguscio è spesso
decorato con piccole strigliature negli esemplari
settecenteschi ed è normalmente liscio in quelli del
periodo Impero, con al massimo misurati intagliati o
motivi a pastiglia negli angoli. Negli esemplari della
tarda restaurazione la decorazione a pastiglia si
estende nuovamente su tutta la superficie dello sguscio,
sempre con motivi derivati dall'antichità
classica.
Questi sono costituiti da palmette,
ghirlande, nastri ed elementi simili, applicati con
minimo rilievo sulla superficie. La cornice è sempre
interamente dorata e brunita, con riflessi decisamente
metallici, e assolutamente priva di zone colorate; al
massimo un lieve contrasto cromatico è ottenuto
dall'alternanza di zone brunite e zone satinate.
Sommario
LA CORNICE DELL'OTTOCENTO E DEL
PRIMO NOVECENTO Le manifestazioni artistiche
della seconda metà del XIX secolo sono caratterizzate
dal fenomeno dell'eclettismo, che informa di sé
l'architettura e tutte le arti decorative.
Già negli anni che seguono la
restaurazione, che corrispondono al cosiddetto stile
Luigi Filippo, elementi desunti dal barocco, e
addirittura dal gotico, si mescolano a quelli più
propriamente classicheggianti, ma è con il secondo
impero in Francia e con lo stile umbertino in Italia che
la mescolanza degli stili e delle forme più disparate
trova il suo culmine.Tutti i possibili motivi
decorativi, ispirati all'arte classica e perfino
all'arte cinese, moresca e assiro-babilonese, vengono
usati a profusione, insieme ai materiali ed alle
tecniche più disparate. Nelle cornici fra tutti gli
ibridi e gli stili, ai quali si ispirano i produttori di
arredi, predomina tuttavia quello rinascimentale, che
assume però un tono cupo e pesante caratteristico
dell'epoca. D'altro canto la richiesta di arredi non
coinvolge più soltanto le classi elevate, ma anche la
media borghesia, e la tecnologia mette a punto i mezzi
per soddisfare l'aumento della richiesta. Alla bottega
dell'artigiano si sostituisce l'officina organizzata,
dotata di macchinari che svolgono gran parte delle
lavorazioni, prima affidate all'abilità manuale. Nel
campo delle cornici la produzione più corrente è
costituita pertanto da sagome lavorate a macchina, che
l'artigiano provvede a tagliare nelle dimensioni volute
e a sistemare sul telaio. Tutto questo spiega la bassa
qualità di buona parte della produzione, che ci è
pervenuta.
Queste cornici hanno in genere un
valore artistico molto scarso, e si riconoscono
facilmente osservando i raccordi negli angoli dei motivi
decorativi. Poiché questi sono fabbricati in serie,
indipendentemente dalle dimensioni del quadro, nei punti
di taglio si manifestano di solito delle discontinuità
facilmente avvertibili.
Parallelamente alla produzione
industriale l'intaglio e la tarsia lignea ebbero in
Toscana in questo periodo un generale risveglio,
utilizzando quell'eccellente classe artigianale, che dal
trecento in poi non era mai venuta a mancare.
Innumerevoli sono i manufatti di stile gotico e
rinascimentale usciti in questi anni dalle botteghe
fiorentine, che riempiono i musei e le gallerie di tutto
il mondo e che famosi antiquari commissionavano per i
loro facoltosi clienti.
La produzione propria dell'epoca
eseguita con una tecnica impeccabile, riprende in
maggioranza motivi rinascimentali e si caratterizza in
genere per una pesantezza dell'ornato, che non trova
molto riscontro nel gusto attuale.
Un nuovo mutamento di stile si
manifestò nell'ultimo decennio del secolo, quando si
avvertì la contraddizione fra una decorazione ancorata
alle più diverse forme del passato ed i nuovi prodotti,
che la civiltà industriale metteva a disposizione di
tutti gli strati sociali.
Il nuovo stile, denominato liberty
all'estero e floreale in Italia, aveva come punto di
partenza il rifiuto delle forme del passato e dei motivi
ornamentali ed eclettici propri dell'accademie; in loro
vece si proposero forme tratte principalmente dal mondo
vegetale, stilizzate in linee sinuose e avvolgenti,
quasi colte nel momento della loro crescita e del loro
divenire. Non sono molte le opere di questo periodo che
si sono potute rintracciare ed analizzare visto che la
riesumazione e la valorizzazione dei prodotti più validi
dello stile Liberty è da poco iniziata.
Le cornici in generale sono
caratterizzate da fasce molto alte, che talvolta hanno
una dimensione diversa nei singoli lati; le sagome
tradizionali sono completamente scomparse e sulle
superfici piane sono intagliati i motivi decorativi
propri del Liberty in leggero rilievo sul fondo.
L'ulteriore evoluzione dello stile,
rappresentata dall'Art-Decò, dal razionalismo e dalla
produzione attuale, è ancora in gran parte cronaca e non
può essere vista con il necessario distacco. Purtroppo
l'attuale affannoso e tumultuoso sviluppo industriale ed
i ritmi di vita da esso imposti, mal si accordano con
l'abilità e la vita artigianale, e oggi è messa a
rischio la sopravvivenza di questo substrato di
conoscenze tecniche e di abilità manuale, che ha
permesso in ogni periodo la conservazione delle opere
del passato e la fabbricazione di nuove, tali da
suscitare il godimento estetico e la nostra
ammirazione.
Sommario
SECONDA PARTE
INTRODUZIONE L'affermazione
dell'Art Nouveau taglia definitivamente quel cordone
ombelicale, che fino a quel momento l'arte in genere
aveva con il passato, si rende indipendente da esso, e
ciò lo ha dimostrato per l'importanza che ha conferito
alle arti figurative e all'integrazione di esse con
l'architettura, per il gusto dell'arabesco, per i ritmi
curvilinei e per l'asimmetria, pur non mancando degli
elementi formali di tipo geometrico.
L'Art Nouveau, è il fulcro di un
cambiamento radicale dell'arte, è la chiave che permette
di aprire nuove porte per nuovi orizzonti. Questo stile
ci ha dimostrato come l'artista diventa artigiano e
l'artigiano artista, figure che in passato avevano una
netta distinzione, divengono un corpo unico e
inscindibile. Determinate caratteristiche ci sono utili
per comprendere fino in fondo quella che è l'arte del XX
secolo, un'arte che necessita di sguardi divincolati da
ogni tipo di riferimento del passato. Infatti,
ritornando al tema della mia ricerca, se fino ad ora ho
riscontrato un tangibile rapporto e confronto tra "il
Quadro e la Cornice", da ora in avanti, sarà difficile
trovare dei punti di riferimento fermi, come invece, ci
sono stati fino al concludere del XIX secolo.
Il XX secolo è quel periodo di profonde
e radicali trasformazioni degli stili artistici dove
l'originalità e l'innovazione sono criteri essenziali
per la valutazione dell'opera artistica e un certo
atteggiamento sperimentale diviene uno degli aspetti più
evidenti nella produzione artistica dell'avanguardia
che, nel volgere di pochi decenni, ha visto il passaggio
da un linguaggio codificato, fatto di immagini figurate
immediatamente riconoscibili, a un nuovo linguaggio
fatto di segni, di gesti, di forme astratte espresse non
più attraverso l'uso esclusivo del colore, ma con i
materiali e le tecniche più svariate, dal collage al
ready made, al dripping.
Per quanto riguarda la pittura, le
innovazioni comporteranno il passaggio dal quadro inteso
come finestra - quale spazio d'imitazione della realtà -
ad una sua considerazione quale problema specificamente
pittorico, come spazio bidimensionale. Si comincia a
distruggere la prospettiva rinascimentale, ad usare
colori arbitrari in rapporto alla natura e a fare quindi
dell'astrazione.
Invece dei tradizionali pigmenti,
compaiono nuovi materiali come: carte incollate, legno o
fotografie che vengono utilizzate da cubisti, futuristi
e dadaisti. Viene messo in discussione persino il
tradizionale cavalletto, quale supporto del quadro, per
dare spazio ad altri elementi plastici che comportavano
non solo il rifiuto del suddetto supporto tradizionale,
ma anche la trasgressione dei valori accettati fino a
quel momento.
L'opera incompiuta, l'attenzione
spostata piuttosto sul processo di realizzazione,
l'incorporazione o la scelta di oggetti di scarto o
fatti in serie, sui quali non interviene neppure
l'artista e l'uso di materiali effimeri, sono solo
alcune delle nuove componenti delle ultime avanguardie
artistiche dall'Actions Painting fino alla Body Art,
passando per la Pop Art, gli happening, le performance e
gli interventi su vasta scala sulla natura o nella
città.
Nel XX secolo, il rapporto tra "il
Quadro e la Cornice", scompare. Questo termine, è quello
più indicato per capire che la cornice e il quadro non
sono più un binomio scontato, non è più un legame di
reciproca sopravvivenza, non sussiste più quel rapporto
di vita che l'uno non può coesistere senza l'altro.
Questo binomio è stato affrontato anche
in restauro da Cesare Brandi per risolvere un quesito: "
Togliere o conservare le cornici come problema di
restauro".
Lasciare o togliere una cornice, non è
un'operazione diversa da quella che consiste nel
rispetto totale o parziale delle aggiunte di un'opera
d'arte. Anche la cornice fa parte della storia, della
trasmissione del dipinto, del gusto di un'epoca. Quindi
l'errore che non bisogna mai commettere, è la soluzione
semplicistica di togliere le cornici ai quadri antichi,
senza sostituire la cornice con un diverso raccordo.
"Non si tratta di mettere vino nuovo
negli otri vecchi, da cui metteva in guardia il Vangelo,
né dell'operazione opposta. Si tratta piuttosto di
prendere una bottiglia polverosa per antica data, e di
collocarla in modo che la sua polvere non sembri
sudiciume, ma solo una preziosa attestazione di
antichità e di autenticità".
Rimane chiaro che, per l'argomento in
questione, non c'è nessuna ricetta universale da
consigliare. Durante il XX secolo, tutto viene messo in
discussione, non vi sono più regole accademiche che
tengano, la formazione di un artista non era solo basata
sulla pratica fondamentale del disegno e
sull'apprendimento di materie scientifiche e letterarie:
anatomia, storia, filosofia come imponeva l'istituzione.
Ricordiamo che l'Accademia, è sorta in Italia nel XVIII
secolo, su modello di quella francese, creata a Parigi
nel 1648, finanziata dal Re e legata alla Monarchia
Assoluta.
L'Accademia, in teoria, rappresentava
la possibilità del libero esercizio della pittura.
L'insegnamento accademico si fondava sull'idea che
l'arte si poteva insegnare re-utilizzando delle regole
basate sulla copia dei modelli di un passato che
costituiva la "grande tradizione". La formazione di un
artista nell'ambito accademico richiedeva la totale
sottomissione a queste regole. Ed è proprio partendo da
queste limitazioni e imposizioni che, pian piano, il
mondo dell'arte e degli artisti cambia stravolgendo
quello che possiamo definire "il cammino formale"
dell'arte.
Sommario
I PRIMI MOVIMENTI DI
AVANGUARDIA Negli anni che precedono la
prima guerra mondiale, si assiste ad un cambiamento in
Europa dovuto ad una serie di movimenti artistici e
rivoluzionari con centro a Parigi, che, grazie agli
impressionisti, (in particolare Camille Pisarro, Claude
Monet, Pierre Auguste Renoir e Alfred Sisley che
s'interessano alla resa degli effetti luministici più
che alla netta definizione lineare delle forme), ai
postimpressionisti, (tra i quali Gorges Seurat che
sostituì l'ampia pennellata impressionista con puntini
di colori supplementari fittamente accostati,
inaugurando lo stile detto appunto puntinismo); al
Simbolismo e all'Art Nouveau era diventata un centro
artistico di fama internazionale.
La capitale francese, possedeva in quel
periodo, un' atmosfera sociale e culturale meno
conservatrice, che negli altri paesi, i suoi musei, e le
scuole d'arte, i mercanti e le gallerie, incominciarono
ad attrarre gli artisti dal mondo intero: dallo spagnolo
Picasso, al rumeno Brâncusi al russo Archipenko,
all'italiano Modigliani, che in quella città vissero e
lavorarono. In quella stessa Parigi sorsero i primi
movimenti d'avanguardia: il Fauvismo e il cubismo, e
persino il Futurismo che, quantunque italiano, fece la
sua prima apparizione a Parigi. Contemporaneamente in
Germania, tutte le manifestazioni d'avanguardia
sembravano condensarsi nell'espressionismo.
Se ci soffermiamo un attimo sull'opera
di Seurat, "La Parade", notiamo come l'artista con la
stessa tecnica di realizzazione dell'intera opera, ha
creato una sorta di riquadratura che, oltre a fungere da
cornice, potrebbe rappresentare una finestra che si
affaccia in un ambiente, che non è più illuminato dal
sole, ma dalla luce artificiale in interno. Tutta
l'opera è caratterizzata da una musicalità, che nasce
quando un artista sottomette la Natura a una nuova
disciplina cromatica e compositiva.
Sommario
LA PITTURA
FAUVES Come ho già rilevato in precedenza,
comune denominatore degli artisti del XIX secolo, fu la
ricerca di un'arte che, non più volta a una
rappresentazione esclusivamente realistica, fosse in
primo luogo espressine diretta dell'individualità
dell'artista e della sua visione del mondo.
Agli inizi del nuovo secolo, le opere
dei pittori tardottocenteschi, considerate spesso
scandalose al loro apparire, cominciarono a raccogliere
larghi consensi, influenzando profondamente la nuova
giovane generazione di pittori.
I francesi Henri Matisse, Andrè Derain,
Maurice de Vlaminck, Georges Braque e l'olandese Kees
van Dongen elaborarono uno stile anticonvenzionale,
fondato sulla deformazione dello spazio pittorico e
sull'uso esasperato di colori forti, dalle tonalità
cariche: la loro arte suscitò un turbine di critiche e
condanne ed essi vennero definiti fauves, vale a dire
"fiere, animali selvatici".
Sotto diversi aspetti il fauvismo ha le
sue radici nel Postimpressionismo: il colore, la
pennellata espressiva e le distorsioni di Van Gogh, il
colore non descrittivo e l'accento decorativo di
Gauguin, la tecnica di Seurat, il modellato dato dal
colore di Cézanne. Nonostante la sua breve vita, il
fauvismo ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo
dell'arte novecentesca.
Sommario
L'ESPRESSIONISMO Molto
diffuso tra gli artisti francesi e tedeschi di fine
ottocento, era l'interesse per l'arte delle popolazioni
che vivevano in modo ancora genuino e tradizionale, o
addirittura erano rimaste allo stato primitivo: Gauguin
ricercò manifestazioni artistiche spontanee dapprima in
Bretagna, in seguito nei mari del sud; Vlaminck
sosteneva di essere stato tra i primi ad aver scoperto
la cultura africana; in Germania, intorno al 1905,
giovani artisti riuniti nel gruppo della Die Brucke (il
ponte) visitavano regolarmente il museo etnologico di
Dresda, amando, come i fauves francesi, l'immediatezza e
il potere evocativo dell'arte primitiva.
Del movimento della Die Brucke fecero
parte Kirchner, Heckel, Nolde, che elaborarono uno stile
espressionista, estremamente semplificato, in grado di
trasporre sulla tela l'angoscia esistenziale e le paure
dell'uomo contemporaneo.
Gli artisti denunciano la mancanza di
valori spirituali della società contemporanea e
rappresentano la sofferenza esistenziale dell'uomo
moderno. Così si legge in una pubblicazione di quegli
anni: "Un solo grido d'angoscia sale dal nostro tempo.
Anche l'arte urla nelle tenebre, chiama soccorso, invoca
lo spirito: è l'espressionismo".
Un secondo gruppo d'artisti, nato con
il nome di Der Blaue Reiter ( il cavaliere azzurro), si
riunì a Monaco nel 1911 sotto la guida dei pittori
Vasilij Kandinskij e Franz Marc. Ispirandosi all'arte
primitiva, al fauvismo e all'arte popolare, questi
giovani si affermarono come autori d'opere
espressioniste di matrice astratta e semiastratta.
Gli artisti deformano le immagini prese
dalla realtà e le esprimono con colori forti e
innaturali e con un segno incisivo. Scompaiono dai
quadri le illusioni della prospettiva, il chiaroscuro
per modellare i volumi, e viene messo in crisi il
concetto d'armonia.
Un noto precursore dell'espressionismo,
Edvard Munch, pittore e incisore norvegese facilmente
riconoscibile nel suo stile, perché conferiva a buona
parte delle sue opere un tono angoscioso e malato.
Sicuramente turbato nell'adolescenza,
dalla tragica scomparsa della madre e della sorella,
eventi questi che ebbero forti ripercussioni sulla sua
personalità.
Nella "Madonna",1895-1902, è
chiaramente visibile, la sua interpretazione angosciosa,
accentuata dai segni inquieti della matita,
dell'inchiostro litografico e dal raschietto su
carta.
La figura rappresentata, è chiusa da un
percorso di vita simbolico che si conclude con la
nascita della vita stessa. Questa riquadratura,
ritornando allo studio iniziale del "Quadro e della
Cornice", rappresenta una valida alternativa alla comune
tipologia.
Sommario
IL CUBISMO Nella
Parigi del 1906-1908, avvennero una serie di fatti che,
visti in retrospettiva, acquistarono un'importanza
storica particolare.
Nel 1907 Picasso dipinse una tela
sorprendente, Les demoiselles d'Avignon. Ancora in
questi anni Guillaume Apollinaire presentava il pittore
Georges Braque a Picasso, e a Parigi veniva organizzata
una grande retrospettiva di Cézanne (che era morto
l'anno prima) nel Salon d'Automne. Fu anche allora che
vennero pubblicate le lettere di Cézanne ad Émile
Bernard. In queste lettere appare il concetto, in
seguito più volte ripetuto, che bisogna trattare la
natura attraverso il cilindro, la sfera e il cono.
Nel 1908 Braque nella galleria di
Kahnweiler espose alcune tele dipinte all'Estaque, alle
quali il critico Louis Vauxcelles si sarebbe riferito
parlando di "cubi".
Les demoiselles d'Avignon, Braque,
Picasso, Apollinaire e il mercante Kahnweiler sono stati
i protagonisti e i promotori del movimento cubista,
influenzato anche in modo decisivo da Cézanne. A
cominciare da queste date, il Cubismo andò definendosi
come una delle manifestazioni più fertili dell'arte del
XX secolo.
Il Cubismo enfatizza la superficie
piatta e bidimensionale del supporto e rifiuta la
prospettiva tradizionale, il modellato e il chiaroscuro.
Nella prima fase della storia del movimento, detta del
cubismo analitico, l'obiettivo principale di questa
pittura fu la scomposizione e l'analisi della forma: nei
dipinti veniva offerta una visione simultanea dei
diversi lati degli oggetti, rappresentati come se
fossero costituiti da elementi geometrici squadrati
simili a cubi. Per enfatizzare ulteriormente la natura
astratta della composizione, i cubisti utilizzavano
spesso un solo colore, perlopiù grigio-beige, in
sfumature smorzate.
La seconda fase, chiamata cubismo
sintetico, ebbe origine da una serie d'esperimenti
realizzati con la tecnica del collage; materiali come
legno, carta di giornale, fotografie o piume venivano
incollati sul dipinto e combinati ( facendone una
"sintesi") con le superfici dipinte. Sebbene le figure
fossero rappresentate in forme frammentate e piatte,
l'uso di colori brillanti, diede luogo a composizioni
più ricche e accattivanti rispetto alle precedenti.
Altri esponenti della corrente cubista
furono: F. Legér, R. Delaunay, S. Delaunay, M. Duchamp,
J. Gris e F. Kupka. Numerosi futuristi italiani, in
particolare G. Severini, U. Boccioni, C. Carrà e G.
Balla, ripresero alcune tecniche e intenti del cubismo,
concentrandosi però soprattutto sulla resa del movimento
in pittura, attraverso la ripetizione ritmica di linee e
immagini.
Sommario
L'ARTE ASTRATTA Il
cubismo fu determinante in genere per lo sviluppo della
rappresentazione non figurativa, o arte astratta: se ne
riconosce l'influenza ad esempio nelle opere di
Kandinskij realizzate nel 1910 e negli acquerelli
astratti di Paul Klee. Gli artisti russi che conobbero
l'arte cubista attraverso pochi dipinti di collezioni
private, svilupparono un'arte astratta dai tratti
originali, prevalentemente geometrici.
Kazimir Malevic è famoso per il dipinto
che rappresenta un quadrato nero su fondo bianco, (1913,
Museo Russo, San Pietroburgo), opera inaugurale del
"suprematismo", lo stile che secondo le sue intenzioni
doveva esprimere la "supremazia della sensibilità pura
nelle arti figurative".
Altri pittori russi influenzati e
ispirati dal movimento cubista furono i cosiddetti
costruttivisti: A. Rodcenko, L. Popola, E. Lissitskij,
N. Gabo, A. Pevsner e Vladimir Tatlin.
Il trionfo dell'arte astratta si
produsse in quegli anni attraverso il De Stijl,
sviluppatosi nei Paesi Bassi, e come ho già citato
precedentemente il Costruttivismo russo.
I giovani artisti d'avanguardia
volevano dar vita ad uno stile universale, applicabile
ad ogni manifestazione artistica, dall'edilizia urbana
al design di mobili, dalla pittura alla scultura. I
principi estetici del movimento olandese furono
formulati e diffusi attraverso la rivista omonima,
principalmente da Theo van Doesburg e Piet Mondrian.
Quest'ultimo affermava che obiettivo
fondamentale dell'arte doveva essere l'espressione di
pure forme plastiche, la cui contemplazione non doveva
suscitare forti emozioni fisiche, ma veri e propri
pensieri trascendenti. Nei suoi dipinti degli anni
seguenti ridusse la gamma dei colori, limitandosi a
quelli primari, e negò ogni rappresentazione della
profondità, tracciando sulla superficie piatta e
bidimensionale della tela reticolati geometrici di linee
rette.
Nella "Composizione ovale con colori
chiari", Mondrian si ispira alle impalcature e alle
facciate di case per trarne il suggerimento di gabbie
grafiche.
Tutti elementi racchiusi in un ovale,
che sembra avere una funzione di limite verso l'esterno
e verso l'interno del dipinto.
In questo caso, è scontato il
riferimento al rapporto "Quadro-Cornice", perché le
caratteristiche che si denotano nella riquadratura
eseguita da Mondrian al suo dipinto, hanno la stessa
funzione di una cornice vera e propria.
Architettura design da un lato e
rivoluzione cultural-proletaria dall'altro sembravano
manifestare il desiderio di una nuova forma
d'applicazione delle esperienze artistiche alle
trasformazioni che la società sperimentava in quel
periodo con le nuove tecnologie.
Sommario
IL MOVIMENTO
DADA Nell'agosto del 1914, dopo mesi di
crisi e di tensioni, scoppiò la prima guerra mondiale.
La vita artistica europea allora si interruppe
bruscamente e radicalmente. Quasi tutti coloro che
avevano contribuito a creare la prima ventata di idee
nuove del XX secolo, artisti, scienziati, filosofi,
furono richiamati sotto le armi e molti non fecero più
ritorno ai loro studi o laboratori. La supremazia che
Parigi esercitava sui movimenti d'avanguardia, cessò.
Così a Zurigo e a New York si sviluppò il Dadaismo che
in poco tempo ebbe ripercussioni internazionali.
Come la maggior parte dei movimenti di
avanguardia, il Dadaismo cercò un mezzo per diffondersi:
l'Almanacco Cabaret Voltaire, collezione letteraria e
artistica, fu creato principalmente dietro
sollecitazione di Tristan Tzara e vi collaborarono
artisti di spicco come Apollinaire, B. Cendrars,
Martinetti, Kandinskij, Picasso e i dadaisti di Zurigo.
Nel 1917 uscì la rivista del gruppo, intitolata Dada e
del Manifesto Dada 1918 di Tristan Tzara, che diede
luogo a una maggior radicalizzazione del movimento che s
proclamò antiartistico.
Il caso, le azioni provocatorie,
l'ironia, le eccentricità tipografiche, l'uso di
tecniche industriali di forma inusuale, come la
fotografia e la cinematografia, e la gratuità stessa
delle azioni, furono le componenti che orientarono il
Dada, fino a provocare lo scandalo e la derisione di
tutti i valori convenzionali. Dada si oppone alla
poesia, all'arte, a tutto ciò che comunemente è
considerato bello ed eterno, utilizzando i toni
dissacratori di chi vuole provocare. Suo scopo è dunque
quello di causare un forte effetto di sorpresa e di
disappunto nello spettatore, per farlo riflettere sulle
convenzioni da lui accettate. Il dadaismo americano fu
rappresentato da due figure dirompenti: Marcel Duchamp e
Francis Picabia.
È facilmente intuibile, come il
dadaismo muta le tradizionali riquadrature di un'opera.
Si assiste ad una vera e propria rivoluzione del legame
che intercorre tra il Quadro e la Cornice, perché gli
elementi che fino a quel momento venivano utilizzati per
mantenere vivo questo legame, non sono più usati. Tutto
si deduce dall'impiego dei materiali impiegati, vediamo
M. Duchamp, con "La Mariéè mise à nu par ses
célibataires, même", F. Picabia con "Piume", H. Arp con
"L'uso d'un da", e altri ancora.
Sommario
IL SURREALISMO Nel
1922 il movimento dada aveva già perso buona parte della
sua carica innovativa; alcuni dei suoi esponenti si
rivolsero allora emergente surrealismo, tendenza
espressiva che, analogamente a dada, vedeva nella
casualità e nell'elemento fortuito il fondamento della
creazione artistica.
In Italia il surrealismo fu anticipato
dai dipinti onirici e inquietanti di Giorgio De Chirico,
in cui sono rappresentate piazze di città deserte e
desolate e statue enigmatiche. Fu tuttavia lo scrittore
francese André Breton a battezzare il movimento e a
stenderne il manifesto nel 1924. Il Surrealismo, è un
movimento di portata europea, coinvolge oltre alla
pittura e la scultura, anche la letteratura, la poesia,
il teatro.
"Io credo- scrive Breton - che in
avvenire lo stato di sogno e lo stato di realtà si
risolveranno in una specie di realtà assoluta, di
surrealtà".
Il surrealismo è l'arte dell'inconscio.
Sullo stimolo degli studi di psicanalisi di Sigmund
Freud, si indagano gli aspetti nascosti della coscienza,
la sua componente irrazionale, e quindi incomprensibile
attraverso i parametri della "normalità". Secondo lo
stesso Breton le immagini dovevano essere tracciate
sulla carta o sulla tela in modo diretto, attraverso una
sorta di "scrittura automatica", al fine di liberare gli
strati più profondi dell'inconscio.
Il sogno, la visione e, al limite,
l'allucinazione sono realtà parallele a quella
"normale", e quindi vengono descritte, originando
immagini inconsuete e sorprendenti.
Il surrealismo ha elaborato due
principali scelte figurative in alcuni casi entrambe
operate da uno stesso artista. In realtà, non esiste
un'unità stilistica tra i vari artisti surrealisti,
anzi, si potrebbe affermare che, per le caratteristiche
di questo movimento, esistono tanti surrealismi quanti
artisti surrealisti. Coloro che utilizzarono uno stile
più figurativo, furono Max Ernest, Salvador Dalì, René
Magritte, Paul Devaux e Man Ray; altri elaborarono
invece stili più astratti: ad esempio, Jean Arp, André
Masson, Yves Tanguy e Joan Mirò.
Tra gli artisti che più si sono
distinti, per la fama delle loro opere abbiamo Dalì e
Magritte. Nelle seguenti pagine, si possono notare
alcune opere tra le più famose, che sottolineano la
tendenza espressiva di quel periodo, ma soprattutto,
l'originalità, illustrata con due stili differenti di
incorniciare i loro dipinti.
È sorprendente, e mi riferisco a
Salvador Dalì, come sia riuscito a trovare delle valide
e più che originali cornici per le sue opere. Infatti,
nel "Il volto di Mae West", ha creato questo curioso
interno, che può anche essere letto come un ritratto di
Mae West, e se si osserva con attenzione, ad un certo
punto, al posto dei capelli biondi dell'attrice, vi è un
sipario, che incornicia l'ambiente, quasi fosse un
palcoscenico.
Anche nella "Coppia delle teste piene
di nuvole", Dalì riesce a sorprenderci, utilizzando la
cornice per definire la sagoma di un uomo e di una
donna, quasi a voler delimitare lo spazio che è
rappresentato nel loro interno.
" Le Faux Miror"
di Magritte, presenta l'immagine di un'occhio, visto da
una distanza molto ravvicinata, tanto vicina quasi da
permetterci di entrare nel suo interno. In questo caso,
è la sagoma dell'occhio stesso che funge da cornice,
volendo forse incorniciare ogni immagine che l'occhio
riesce a cogliere, o più semplicemente, vedere gli occhi
come specchio dell'anima, e quindi rivelatori delle
sensazioni più profonde di ogni individuo.
Sommario
L'ARTE IN AMERICA DEL
NORD Durante i primi decenni del secolo
l'arte americana fu influenzata dall'avanguardia
europea, e la supremazia degli Stati Uniti nell'arte del
XX secolo si ebbe soltanto dopo la seconda guerra
mondiale. Il primo approccio degli Stati Uniti con
l'arte contemporanea europea, fu l'inaugurazione
dell'Armory Show del 1913. Quest'evento fu estremamente
importante perché comportò lo spostamento di un gran
numero di artisti americani in Europa. Tra gli artisti
che si erano formati nel nostro continente, bisogna
citare Max Weber seguace del cubismo, John Marin,
attratto dalla costruzione degli spazi Cézanniani e
famoso per i suoi acquerelli, Stanton Macdonald-Wright,
che importò l'orfismo di Delaunay, adattandolo a quello
che egli stesso chiamò "sincronismo".
Bisogna attendere gli anni trenta, per
vedere affermarsi negli Stati Uniti, accanto a correnti
che riprendevano le tendenze pittoriche europee, un
movimento di reazione nei confronti degli stili
importati, che propugnava lo sviluppo di un'arte
genuinamente americana.
Con a capo O'Keeffe, si affermò una
vasta tendenza realista che, alla lunga, caratterizzò la
produzione del periodo tra le due guerre. Pittori
realisti urbani come Ben Shahn, Reginald Marsh e William
Gropper rappresentarono nelle loro opere la realtà
sociale e politica dell'epoca della Grande Depressione;
i regionalisti Grant Wood, Thomas Hart Benton e John
Steuart Curry, s'ispirarono alla vita contadina del
Midwest. Uno dei più importanti realisti dell'epoca fu
Edward Hopper, che esplorò la solitudine e l'isolamento
della provincia rurale americana.
Tutte le opere di questo periodo sono
interessanti, ma il tema che sto affrontando mi porta a
soffermarmi sulle opere di Thomas Hart Benton.
I suoi quadri hanno suscitato il mio
interesse per l'uso originale e del tutto innovativo
della cornice.
Nei dipinti "industria tessile e
cotone" e in "attività cittadine", si può notare come la
cornice sia stata utilizzata non solo per la
riquadratura dell'opera, ma anche come elemento
decorativo all'interno dell'opera stessa divenendo un
tutt'uno. In questo caso sembra quasi che la cornice
riprenda degli elementi architettonici che vanno poi a
dividere le diverse scene rurali illustrate
dall'artista.
Sommario
DAGLI ANNI 50 AD OGGI
L'INFORMALE Tra il
1950 e il 1960 nascono in Europa e negli Stati Uniti
movimenti artistici di rottura, che rifiutano qualsiasi
legame con le forme d'arte precedenti e con i
significati ad essa attribuiti. Si sviluppano linguaggi
nuovi e poetiche diverse, che, pur non formando un
movimento unitario, sono accomunati dalla stessa volontà
dissacrante.
Per le nuove correnti, l'arte deve
ricominciare daccapo, perché soltanto attraverso la
dissoluzione della forma e del segno, essa potrà
ritrovare una nuova genuinità; viene eliminata la
progettualità, cioè l'ideazione dell'opera per fasi
successive, perché essa deve caratterizzarsi per
l'immediatezza e per l'improvvisazioni.
I principali indirizzi sono
individuabili nella priorità data al segno e al gesto
(pittura segnica e gestuale), principale esponente di
quest'ultima è Jackson Pollock, alla rivalutazione della
materia(pittura materica) nella quale si distingue per i
suoi sacchi e per le combustioni Alberto Burri, ed
infine all'improvvisazione esecutiva priva di
riferimenti formali.
Un'altro noto artista del
secondo dopoguerra è Lucio Fontana che affronta come
problema lo spazio cercando di dare una nuova
interpretazione di esso.
Questa ricerca determina in primo luogo
una nuova considerazione sul supporto principale
dell'opera: la tela.
L'artista non usa più il pennello, ma
agisce sulla tela con la forza del suo gesto. A partire
dal 1949 Fontana inizia la serie di quadri bucati ,
seguiti dai quadri tagliati (64b). Concludendo la tela
non è più utilizzata in modo tradizionale, ma diviene
essa stessa l'opera. I giochi di luci e ombre
determinati dall'interruzione della superficie, fanno
divenire il quadro un tutt'uno con lo spazio esterno,
spazio che non si ferma davanti alla tela, ma prosegue
anche dentro di essa.
Sommario
LA POP ART Quando
l'espressionismo astratto divenne lo stile predominante
negli Stati Uniti, alcuni artisti iniziarono a prenderne
le distanze, rigettando tutto ciò che di esso
consideravano eccessivamente solenne e teoretico. Tale
violenta reazione sfociò nella cosiddetta Pop Art.
Gli artisti che vi aderirono attingevano
direttamente al repertorio d'immagini della pubblicità,
dei fumetti, dei film, della cultura popolare, e
realizzavano le loro opere con materiali e oggetti d'uso
quotidiano. Sebbene sia considerata una tendenza
artistica tipicamente americana, in realtà la Pop Art
nacque formalmente a Londra. Principali esponenti della
Pop Art furono A.Warhol, J. Johns, R. Rauschenberg, R.
Lichtenstein, T. Wesselmann e J. Rosenquist.
Sommario
L'OPTICAL ART La
pittura astratta continuò a svilupparsi in diverse
declinazioni stilistiche sia negli Stati Uniti sia in
Europa. Nel corso degli anni Sessanta e Settanta, prese
piede l'Optical Art (abbreviata anche in Op-Art) che
mirava a produrre, attraverso contrasti di bianco e nero
o giustapposizioni di colori brillanti, forti illusioni
ottiche: obiettivo primario era di indurre lo spettatore
a riflettere sui processi della percezione.
Sommario
LA CONCEPTUAL
ART Intorno al 1965, con l'affermarsi della
"Conceptual Art", avviene una frattura totale con la
concezione d'arte, non soltanto quella usuale del
passato, ma anche quella dell'età moderna. Finora,
qualunque fosse lo strumento formale cui si faceva
ricorso, l'arte è stata considerata come espressione:
d'idee sacre, politiche o sociali, della razionalità
umana o dei sentimenti individuali. Solo l'arte visuale,
cinetica, programmata si dava per se stessa
indipendentemente dai contenuti.
L'arte concettuale nega invece ogni
possibilità di comunicazione. Ciò che interessa è il
"concetto", l'idea che ha l'artista, non la
realizzazione.L'arte concettuale, poiché privilegia la
proposta piuttosto che la realizzazione, si pone contro
la mercificazione dell'opra d'arte. Tuttavia molte
correnti che nascono da quella concettuale e che
realizzano l'idea in maniera effimera, ne documentano il
momento esecutivo con la fotografia, che è commerciale e
quindi rientra nel mercato.
Tra queste troviamo la " Body Art" arte
del corpo, nella quale l'artista si serve del proprio
corpo assumendo pose e atteggiamenti per trovare effetti
estetici o per esprimere sentimenti. In molti casi il
corpo viene truccato, in altri si ricorre a pratiche
sado-masochiste autoferendosi per raggiungere un
espressione dolorosa o drammatica. L'espressione, sia
pure improvvisata, torna dunque ad essere protagonista
anche in queste ultime correnti.
Sommario
LA LAND ART Alla
fine degli anni Sessanta, la Land Art, " arte della
terra", riprende le esperienze spazialiste di un
decennio prima: ma se con i tagli sulla tela di Lucio
Fontana l'opera d'arte doveva conquistare lo spazio
fisico circostante, ora quello spazio s'intende al
territorio.
Lo spirito di questa tendenza è quello
di far riflettere sul rapporto tra uomo e natura,
stravolto dalla civiltà ecologica. Di fatto però gli
interventi dei " land artists" si propongono di
incrinare, sia pure temporaneamente, l'ordine naturale
del paesaggio.
Ecco dunque che, soprattutto negli
Stati Uniti, alcuni artisti propongono interventi
clamorosi: Walter De Maria crea giganteschi disegni sul
greto di un lago; Peter Smithson costruisce una grande
spirale di terra nel Gran Lago Salato; Cristo ricopre
spiagge, vallate, grandi edifici con enormi involucri di
plastica.
Questi artisti, creano le loro opere
con l'aiuto della natura, che in un certo senso diviene
un ipotetica cornice naturale. Si assiste ad un
cambiamento dell'artista, che non più soddisfatto della
tradizionale tela, si esprime su una superficie ben più
grande e senza limiti, la "Natura".
Sommario
IL RITORNO ALLA
PITTURA Nella seconda metà degli anni
settanta, due tendenze della pittura dominarono il
panorama artistico: la prima interna al filone
dell'astrazione, è rappresentata dal gruppo francese di
Supports/Surfaces, la seconda vicina all'Iperrealismo,
presente soprattutto negli Stati Uniti. Queste correnti
sembrano preannunciare le tendenze che avrebbero poi
imperato durante il decennio successivo.
Sommario
L'IPERREALISMO Nel
1972, apparve in Europa un movimento che era nato negli
Stati Uniti durante gli anni sessanta, e che fu chiamato
Realismo radicale, Sharp Focus Realism, Realismo
fotografico e Iperrealismo. Come indica il nome, questa
tendenza traduce letteralmente, freddamente e
fotograficamente la realtà, con una tecnica pittorica
tradizionale. I quadri di grandi dimensioni ,
rappresentano soggetti banali: paesaggi urbani,
automobili, facciate di negozi, ecc.
Al primo apparire dell'Iperrealismo la
critica si divise: mentre alcuni consideravano che la
spersonalizzazione delle opere fosse provocatoria, altri
critici vedevano in questo movimento un operazione
commerciale americana, per speculare di nuovo intorno al
quadro. Pur se questo movimento è troppo recente per
poterlo guardare con prospettiva storica, si può
affermare che l'Iperrealismo, ha fatto sì che pittori
accademici e artisti sorpassati potessero far parte di
un movimento contemporaneo riconosciuto. I principali
esponenti dell'Iperrealismo sono: M. Morley, C. Close,
R. Estes, H. Kanowitz, F. Gertsch, D. Eddy e R.
McLean.
Sommario
L'ARTE DEGLI ANNI
OTTANTA Durante gli anni Sessanta, si sono
riconsiderati i valori e la complessità dell'arte in se
stessa, disinteressandosi del contesto socio-economico
della produzione artistica. Le avanguardie storiche,
invece avevano operato nel desiderio di proiettarsi
verso il futuro. Lo scopo fondamentale era stato,
dunque, la progettualità, l'utopia di un mondo
desiderabile, e la novità. Se si considera l'arte non
tanto in funzione di un futuro più o meno prossimo ma in
funzione del suo presente, si privilegia la specificità
propria della disciplina, la tela, la pennellata, in
movimenti come quello della pittura-pittura, rifuggendo
dai valori funzionali che avevano costituito la base del
Movimento Moderno.
Così negli anni Ottanta, il termine
postmoderno applicato alla cultura è diventato un luogo
comune sia per altre discipline che per altri campi di
attività, usandosi indistintamente concetti come società
postindustriale, era dell'informazione, rivoluzione
tecnica-scientifica, e terza rivoluzione
industriale.
Per quanto riguarda l'arte,
l'affievolirsi o la perdita dell'idea di avanguardia, la
rinnovata fiducia nel valore intrinseco della disciplina
e una certa libertà e disinvoltura nell'uso di qualsiasi
stile, la pongono in una molteplicità di
prospettive.
Come affermava il filosofo Xavier
Rubert de Ventós:
"L'essenza della modernità sembra risiedere nella
rottura di un mondo simbolico dove le sfere della
scienza e della morale, dell'arte e della politica
costituiscono un tutto coerente e rendono possibile un
concetto globale del mondo".
Sommario
1 Settore triangolare limitato dalle
cornici orizzontali e oblique del frontone. (ritorna
su)
2 Arco a sesto acuto e ogivale le cui due
arcate si ottengono da centri diversi sulla linea
d'imposta all'esterno dell'arco. (ritorna
su)
3 Risalto verticale di funzione sia
decorativa che di supporto, privo di base e capitello.
La lesena è spesso collegata a quelle successive da un
fregio. (ritorna
su)
4 È la tavoletta rettangolare, allungata, a
volte di forma di vera e propria cassetta, che
costituisce la base di una pala o di un polittico. Essa
è di solito dipinta e spartita a riquadri.(ritorna
su)
5 Piccola struttura a forma di guglia,
posta a scopo ornamentale sulla parte superiore della
cornice per darle maggior slancio.(ritorna
su)
6 Lavoro eseguito intagliando superfici in
legno in modo che il disegno risulti di particolare
effetto contro l'ombra o la luce.(ritorna
su)
7 Elemento architettonico formato da
colonnine (balaustri) reggenti un davanzale.(ritorna
su)
8 Decorazione a intaglio o pittorica
imitante un nastro di tessuto. Può presentarsi
arricchito di perle, bacche, fiori ecc. (ritorna
su)
9 Elemento a forma di "s", cioè concavo-
convesso, in accordo alla sua funzione (gola rovescia o
dritta).(ritorna
su)
10 Fuselli: elemento sferico o fusiforme
variamente alternato. Spesso intagliato a piccole olive.
Palline: motivo ornamentale formato da una fila di grani
sferici, simili alle perle, accostati fra
loro.(ritorna
su)
11 È un impasto di gesso scagliola e pasta
d'amido, usato per ottenere piccoli elementi decorativi
a rilievo.(ritorna
su)
12 Motivo ornamentale fitomorfico
estremamente stilizzato. (ritorna
su)
13 In generale per fregio s'intende la parte
centrale della trabeazione compresa tra la cornice e
l'architrave. (ritorna
su)
14 Rotolo a spirale presente soprattutto nel
capitello ionico ma riscontrabile anche negli ordini
corinzio e composito. (ritorna
su)
15 Figura di donna che sostituisce una
colonna o un pilastro. Alla stessa funzione sono state
impiegate anche statue di uomini, designate con il nome
di atlante e telamone. (ritorna
su)
16 Cartiglio: raffigurazione, dipinta o
scolpita, di un rotolo di carta in parte spiegato,
spesso avente solo scopo decorativo. Legatura: intaglio
o decorazione a forma di nastro legato o incrociato,
abitualmente posto agli angoli o ai centri delle cornici
intagliate.(ritorna
su)
17 La decorazione a ovolo consiste in una
serie di elementi ovoidali, accompagnati da motivi
concentrici a semiluna, alternati ad altri a forma di
dardo o punta di freccia.(ritorna
su)
18 Elemento decorativo realizzato con mezzi
plastici, consiste in una tabella dai contorni
ornati.(ritorna
su)
19 Materiale usato nella doratura. Tipo di
resina ricavata dal tronco di conifere della famiglia
delle cipressacee, sottoforma di piccole lacrime
trasparenti.(ritorna
su)
20 Piastra metallica, generalmente
circolare, liscia o decorata, che s'inserisce nei
finimenti degli edifici come negli infissi, nei
serramenti, negli oggetti di arredamento, nei mobili e
nelle cornici.(ritorna
su)
21 Elemento architettonico, a forma
piramidale, molto slanciata, sovrapposto a strutture
verticalistiche.(ritorna
su)
22 Newberry-Bicassa-Kanter, 1990.(ritorna
su)
23 Ciascuno dei piccoli blocchi di legno a
forma di parallelepipedi e simili a denti stilizzati,
separati da stretti intervalli.(ritorna
su)
24 Il rapporto tra cornici di rilievi e
cornici di dipinti è stato sottolineato dal von Bode,
che ha notato che "le cornici con bassorilievi,
soprattutto in stucco, spesso corrispondono alle cornici
di quadri destinati ai tabernacoli, della stessa epoca e
scuola". (1918-19, p. 360).(ritorna
su)
25 Particolare tipo di vassoio di legno, in
genere di forma circolare, per portare cibo e vivande
alle puerpere. È spesso dipinto con scene di soggetto
allusivo.(ritorna
su)
26 Alla sua bottega Cecchi (1987)
attribuisce, in modo assai convincente, la spettacolare
cornice della Madonna della melagrana (Firenze, Museo
degli Uffizi).(ritorna
su)
27 Il ruolo di Giuliano da Sangallo come
intagliatore preferito delle cornici destinate a opere
di Botticelli e Filippino Lippi e discretamente
documentato; il nome dell'architetto appare dietro la
cornice della Madonna col Bambino con San Giovanni e un
angelo del Botticelli alla National Gallery di Londra
(Davies, 1951 pp. 85-86).(ritorna
su)
28 Termine usato per indicare un elemento
decorativo costituito dalla testa, e talora anche dal
busto, di una figura umana, animale o
fantastica.(ritorna
su)
29 Krautheimer, 1956, pp. 277-293.(ritorna
su)
30 Striscia continua di ornamento, a rilievo
o rientrante, consistente di un unico elemento ripetuto
o di una combinazione di elementi e usata per definire,
articolare e decorare.(ritorna
su)
31 Nella decorazione sta a significare
l'esecuzione di incisioni, ottenuta con l'abbassamento
della superficie da decorare mediante la pressione della
testa di un punzone. (ritorna
su)
32 Motivo decorativo e ornamentale delle
cornici. È un intaglio, un incavo nel quale spicca in
rilievo la forma stilizzata del guscio di legume o
baccello.(ritorna
su)
33 Vedi Béguin, 1985, pp. 28-35.(ritorna
su)
34 Il medesimo tipo di incorniciatura
dipinta presenta anche, nel formato maggiore della pala
d'altare, la Crocifissione di Donato de' Bardi nella
Pinacoteca di Savona.(ritorna
su)
35 Figura di bambino nudo, simile a Cupido e
spesso con le ali. È spesso usato come motivo decorativo
nella scultura e nelle opere in rilievo.(ritorna
su)
36 Londra, Victoria and Albert Museum, E.
509-1937, 1578; la scritta nello scompartimento centrale
reca i nomi di Andrea da Faenza e Francesco da San
Moisè, i due intagliatori che lavorarono al soffitto (
Wolters, 1961, tav. 139; Ward-Jackson, 1979, pp.
153-154, n. 321; Schulz, 1962).(ritorna
su)
37 Boucher, 1991, vol. I, pp. 153-154, ha
sottolineato il ruolo del Sansovino come supervisore ai
lavori. Nel caso del contratto della scala della
Libreria, egli è menzionato come testimone, ma non
risulta che dovesse firmare disegni o partecipare
direttamente ai lavori.(ritorna
su)
38 Boucher, 1991, pp. 351-352.(ritorna
su)
39 Le cariatidi del monumento Contarini
furono sicuramente scolpite dal Vittoria. Quelle del
monumento Grimani sono derivate da quelle del Contarini.
Questo secondo monumento, nel suo complesso, fu comunque
disegnato, a partire dall'esempio di Santa Maria del
Giglio, da Francesco Smeraldi, stretto collaboratore del
Vittoria stesso; vedi Martin, 1991.(ritorna
su)
40 A questo riguardo si vedano i numerosi
esemplari conservati nella Schatzkammer di Vienna e i
due reliquiari del Museo Civico di Sansepolcro donati al
vescovo Costaguti dall'imperatrice Maria Teresa
d'Asburgo e pubblicati da Maetzke, 1977, pp.
499-509.(ritorna
su)
41 Arisi, 1976, p. 28. a proposito di questo
genere di cornici in ebano e pietre dure o "verre
eglomisé" si vedano gli esemplari pubblicati da Gonzàles
Palacios, 1984, II, ill. 109, 118 e 444.(ritorna
su)
42 La Galleria Palatina di Palazzo Pitti di
Firenze possiede esemplari di queste cornici; le più
importanti sono state pubblicate nella monografia La
cornice attraverso il tempo.(ritorna
su)
43 Gonzàles Palacios, 1991, pp. 155-156, nn.
80-81.(ritorna
su)
44 Cfr. Lizzani, 1970, ill. 241.(ritorna
su)
45 Cfr. Montagu, 1991, pp.
117-119.(ritorna
su)
46 Cfr. Magnani, 1988, pp. 127-198 e
Gonzàles Palacios, 1986, vol. I, pp.367-371.(ritorna
su)
47 Si veda a questo proposito Bandera, 1979,
p. 156 e Bentini, 1979.(ritorna
su)
48 Bandera, 1979, p. 156 e Arisi Riccardi,
1979, p. 138. (ritorna
su)
49 Gli stucchi furono realizzati tra il 1666
e il 1669 (cfr. Riccomini, 1972, pp. 47-48, ill.
6-25).(ritorna
su)
50 Cfr. Bandera, 1979, p. 156.(ritorna
su)
51 La pala è stata recentemente restaurata
da Domenico Cretti.(ritorna
su)
52 Cfr. Morazzoni, 1953.(ritorna
su)
53 La parte alta del coronamento di una
cornice.(ritorna
su)
54 Incavo.(ritorna
su)
55 Cfr. Zava Boccazzi, 1986 e Haskell, 1966,
pp.422-456.(ritorna
su)
56 Anche a questo proposito cfr. gli
esemplari illustrati dal Morazzoni, s. d., p. 95
sgg.(ritorna
su)
57 Si veda a questo proposito Gonzàles
Palacios, 1986, I, p. 314; II, ill. 714 -715.(ritorna
su)
58 Cfr. Morazzoni, s. d., pp. 42-46, 143
sgg. e Alberici, 1980, pp. 188-189.(ritorna
su)
59 Cfr. Alberici, 1980, p. 189.(ritorna
su)
60 Decorazione propria degli angoli di una
cornice. È costituita da decorazioni riportate e fissate
agli angoli, spesso di materiale diverso dal restante,
come gesso, stucco e metallo.(ritorna
su)
61 Dicesi della cornice quando è tagliata
obliquamente in modo da allargare la luce verso
l'esterno. (ritorna
su) |